Europa451, laboratorio di giornalismo transnazionale e europeo


 
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Caput Mundi (Eikonthestreet-urbandorbi) di omino71e mr.klevra@ARTE SAGRA - Mondo Pop Gallery ROMA/Flickr
L'Agenda europea del 2011, distribuita in oltre tre milioni di esemplari tra i 27 Paesi Ue quest'anno ha dimenticato di menzionare le feste cristiane. 

Con oltre 3 milioni di esemplari distribuiti nei 27 Paesi Ue, la Agenda europea è probabilmente il calendario più condiviso del continente. Sicuramente il 2011 resterà famoso perché dimentica le feste di tradizione cristiana. Numerosi deputati dei partiti democristiani all'interno del Partito Popolare hanno protestato: le feste mussulmane, ebraiche e indù sono presenti e non quelle cristiane. L'Italia e la Polonia hanno lanciato una protesta ufficiale contro la Commissione per questa omissione. 


Il Commissario responsabile dell'iniziativa, il maltese John Dalli, ha criticato l'incoerenza dell'Agenda europea del 2011 e promesso una soluzione: l'invio di 21mila lettere di scuse ai centri che già hanno ricevuto l'Agenda e la promessa che, dal 2012, saranno presenti le feste cristiane di ogni Paese dell'Unione. 

L'episodio forse rinfuocherà vecchie polemiche: l'ex Presidente francese, Valéry Giscard d'Estaing, nel momento della stesura di un testo per la Costituzione europea, nel 2002, fece pressioni per aggiungere le radici cristiane all'eredità culturale del continente. La cosa non passò.

Fernando Navarro Sordo
Europa451
 
 
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Jéan-Sébastien Lefebvre, giornalista specializzato in questioni europee e Loup Besmond de Senneville, redattore di Euroactiv.fr ci spiegano cos'è e a cosa serve essere un giornalista europeo.

Non capiamo le osservazioni o le esclamazioni dei nostri interlocutori quando presentiamo la nostra professione: «Giornalista europeo» o «giornalista specializzato nelle questioni europee». Queste osservazioni che riceviamo si possono dividere in due categorie.

La prima corrisponde allo stupore che un ambito del genere possa essere oggetto di un interesse particolare, visto che è quasi totalmente assente dal panorama mediatico: «Ah, dei giornalisti specializzati in questioni europee... ne esistono?»
Oppure l'espressione, che somiglia più a un sospiro: «Ah... interessante», per poi passare velocemente ad un altro argomento.
Senza dimenticare tua cugina, che ad ogni cena di Natale se ne esce con «Emm... non ho mai capito esattamente cosa fai...».

La seconda è, invece, piuttosto, generale, va sul: «Aaaah l’Europa. Ormai è diventata uno schifo. Bruxelles e i politici... non fa per voi». E, invece, fa proprio per noi. Questa osservazione mostra anche un'altra cosa: la disastrosa immagine che l'Ue ha su chi ci lavora. Agli occhi di molti noi non siamo che dei complici nascosti sotto una tessera da giornalista.

Siamo giovani giornalisti che hanno fatto la scelta deliberata di questa professione: non è stata la militanza a portarci dove siamo oggi. La nostra missione resta il dovere d'informazione. Che differenza c'è tra un giornalista specializzato in economia, in politica nazionale e noi? Nessuna. Siamo degli specialisti che vogliono essere al servizio di tutti, esattamente come gli altri.

Come tutti, abbiamo le nostre idee, ma non sono certo queste ultime a guidare il nostro lavoro. Che l'Europa sia federale, confederale o delle nazioni, tutto questo è secondario nel nostro lavoro quotidiano. Questo dibattito non riguarda certo noi più degli altri: è di competenza degli uomini politici e dei cittadini. Qualunque siano le decisioni prese, noi siamo qui per informare.

Per un giornalista l'Unione europea è una grande sfida. Il giornalista, in qualche modo, è colui che spiega, che mette in luce, che racconta e che contestualizza: da questo punto di vista l'Europa è il cliente perfetto. C'è qualcosa di più complicato? Oggi l'Ue è una realtà. Nel processo di costruzione europea è diventata una luogo di potere reale, con delle competenze e la capacità di determinare la vita di milioni di cittadini e delle nostre democrazie nazionali. Questo basterebbe a giustificare la presenza di giornalisti che raccontino la storia europea.
Un potere, senza dei giornalisti che lo scrutano, che fanno domande e che lo obbligano alla trasparenza, sarebbe votato all'autodistruzione. L'Unione europea ha bisogno dei suoi giornalisti, come ha bisogno di funzionari, deputati, esperti, lobbysti e cittadini.

L'Ue è noiosa? Forse, probabilmente. E allora? Questo rende la sfida più grande. Se il lettore non viene da noi andremo a cercarlo. Pensa che Bruxelles non lo riguardi? Dimostriamo il contrario. Pensa di non avere influenza sulle decisioni dell'Ue? Spieghiamogli che non è vero, perché possa manifestare la sua volontà prima dell'adozioni di un testo.
Il lavoro di giornalista non consiste nel trattare solo quello che potrebbe piacere al lettore. Abbiamo, al contrario, il dovere di sorprendere. Nessuno si interessa all'Europa per amore dell'Europa.

Jéan-Sébastien Lefebvre e Loup Besmond de Senneville

Qui l'articolo nei rispettivi blog degli autori: 
L’expérience européenne e Lb2s
 
 
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Foto: art_es_anna/Flickr
Il semestre di Presidenza ungherese è iniziato con due ammonizioni scritte da parte di Bruxelles: la prima riguarda la tanto discussa legge sulla stampa ormai entrata in vigore e la seconda una misura fiscale che penalizza le imprese europee sul territorio ungherese. 

La legge “bavaglio”



Secondo le nuove norme verrà creata la NMHH, un'Autorità Nazionale per i Media e la Comunicazione con membri nominati dal Governo (e fortemente sostenuti dal partito conservatore al potere, il Fidesz) che controlleranno tutti i media del Paese – compresi i blog – per verificare che non ci siano “violazioni dell'interesse pubblico o “articoli non equilibrati” o “lesivi della dignità umana”. La riforma vuole unire in uno stesso gruppo la televisione nazionale, Mtv, la radio, Mr, la televisione satellitare Duna Tv e l'agenzia stampa Mti. Tutti coloro che violeranno le norme (informazioni considerate sbagliate) dovranno pagare delle forti multe per “mancanza di obiettività politica”. Per la tv e la radio si parla di multe fino a 700mila euro, per la stampa fino a 91mila; i giornalisti dovranno svelare le loro fonti se l'autorità lo richiederà. I ricorsi giudiziari saranno possibili solo dopo che la notizia verrà corretta. 

Legge fiscale

La Commissione europea sta studiando una legge fiscale che il Governo ungherese ha approvato lo scorso ottobre: si tratta di una imposta “eccezionale di crisi” da applicare alle grandi imprese di alcuni settori, la maggior parte filiali di grandi gruppi tedeschi, austriaci, francesi o olandesi. Questa imposta deve aiutare il Paese ad alleviare il deficit nazionale. I responsabili di alcuni delle imprese toccate (il colosso dell'energia tedesco Rwe, la telefonica Deutsche Telekom e le assicurazioni Allianz; la francese Axa, la banca olandese Ing, la petrolifera austriaca Omv tra le altre)  hanno scritto una lettere al presidente della Commissione europea, il portoghese José Manuel Durão Barroso, per chiedere un intervento su un'ingerenza del genere nel mercato europeo. 

Ma l'attacco più forte all'Ungheria è arrivato da un altro Paese Ue: il Ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, ha dichiarato a Reuteurs che «(questa legge) è un pericolo diretto per la democrazia».  Asselborn ha paragonato l'Ungheria alla Bielorussia: «Fino ad ora abbiamo sempre pensato che l'ultimo dittatore europeo fosse Alexandre Loukachenko, se questa legge entrerà in vigore le cose cambieranno. Ora bisogna chiedersi se questo Paese è degno di dirigere l'Ue», ha dichiarato il lussemburghese a proposito della Presidenza iniziata il primo gennaio 2011. 

Leggi anche: Blog action day contro la censura in Ungheria

Francesca Barca
Europa451
 


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