Europa451, laboratorio di giornalismo transnazionale e europeo


 
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@European Parliament /Pietro Naj-Oleari
Come annunciato da European Voice la settimana scorsa, i deputati europei dovrebbero presto votare un aumento delle dotazioni mensili che sono loro accordate per pagare gli assistenti. Per ora la cifra si situa attorno a un ipotetico 7%, ma le negoziazioni sarebbero iniziate attorno al 15%. Alla Commissione budget del Parlamento europeo il dibattito è durato alcune settimane. La questione: bisogna aumentare le dotazioni per pagare assistenti e segretari? Sapendo che ora dispongono di una cifra globale di 17540 euro per assumere quattro persone (tre assistenti, di cui due a Bruxelles, e un segretario). Oltre a questo sono previste 4220 per le spese dell’ufficio. 


Emendamento Daul


Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e l’applicazione della procedura di co-decisione in più ambiti alcuni deputati hanno sollevato il bisogno di rivedere i mezzi loro a disposizione, visto l’aumento del carico di lavoro. In un articolo della settimana scorso pubblicato sulla sua versione cartacea European Voice parlava di un aumento probabile del 8,7%; secondo un documento disponibile on line sul sito del Parlamento europeo Joseph Daul, Presidente del Partito Popolare europeo, aveva fissato a oltre il 15% l’aumento, in rapporto al budget previsto. Si sarebbe trattato quindi di 2500 euro in più a deputato, con la dotazione mensile che sarebbe arrivata a 20mila euro. Grazie all’opposizione degli altri gruppi si è arrivati all’8,7%, come annunciava European Voice, per poi arrivare al 5,5%: circa 1000 euro a deputato quindi 8,8 milioni di euro (su un totale di 754 deputati). 
 
 
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©European Parliament/Pietro Naj-Oleari

Nonostante il Trattato di Lisbona sia entrato in vigore il nazionalismo continua a farla da padrone in Europa. La baronessa Ashton resta nel “Paese delle meraviglie” e Berlusconi da prova di incontinenza verbale.


Israele nell'Ue, la Turchia sarà per la prossima volta: “Il mio più grande sogno è di vedere Israele nell'Ue” è la dichiarazione di Silvio Berlusconi durante la sua visita in Israele la prima settimana di febbraio. Una dichiarazione assolutamente fuori luogo, con la sola intenzione di compiacere il Governo di Netanyahu e aumentare gli affari italiani nella regione. L'Italia, infatti, attraversa una crisi delle esportazioni da oltre 15 anni. Silvio Berlusconi dovrebbe, comunque, misurare di più le conseguenze delle sue dichiarazioni in Europa. Esistono già un Commissario all'allargamento e un responsabile degli Affari Esteri, che proprio di cose del genere si devono occupare, e proprio per evitare casi diplomatici o, peggio, alimentare false speranze. In più, la Turchia, eterna candidata ad entrare nell'Ue, pensa che il suo caso debba essere considerato una priorità. Il Primo Ministro turco, Erdogan, ha appena rinnovato l’impegno storico della Turchia nell’Ue: «Che piaccia no alla Francia e alla Germania – perché temono di perdere influenza all’interno dell’Ue – noi restiamo fermi nella nostra volontà di entrare a far parte dell’Unione». 


Ashton: un fantasma coloniale


Giorno dopo giorno i media europei confermano la tesi secondo la quale l’Ue avrebbe commesso un grave errore nominando l’inglese Ashton come responsabile degli Affari Esteri e Vicepresidente della Commissione. “Non posso essere ovunque”, ha dichiarato la settimana scorsa ai giornalisti che le hanno domandato a proposito di Haiti. Ovviamente non si può chiedere ai politici di avere il dono dell’ubiquità, ma sarebbe auspicabile che abbiano almeno il dono della solidarietà, anche se solamente simbolico. Hillary Clinton in 48 ore era  a Port au Prince; l’Ue, che in termini di aiuti umanitari è leader mondiale, non ha visto il suo rappresentante degli Esteri in un’occasione così drammatica come quella di Haiti. 
In oltre, la Aston, invece di mandare ad Haiti il Ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Ángel Moratinos, ha mandato quello francese, Bernard Kouchner, rappresentante dell’ex potenza coloniale. E questo, nonostante la Presidenza spagnola dell’Ue stia cercando di dare il maggior rilievo possibile ai nuovi posti di direzione che sono sorti con il Trattato di Lisbona. Ancora una volta il “paternalismo post-coloniale” europeo si fa sentire e, non meno importante, è una prova che gli inglesi hanno preteso una carica così rilevante in Europa per poter mantenere il monopolio nel dialogo con gli Usa. 


Fernando Navarro Sordo
Europa451

 
 
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©European Parliament/Pietro Naj-Oleari

Roumiana Jeleva, candidata della Bulgaria come Commissario agli aiuti umanitari è ancora al centro delle polemiche. Durante la sua audizione al Parlamento europeo, il 12 gennaio scorso, per il posto di  Commissario (secondo la normativa prevista dal Trattato di Lisbona) ha avuto difficoltà a rispondere alle domande che le venivano rivolte e, inoltre, è stata apertamente accusata di conflitto di interessi per non aver menzionato di essere proprietaria della società di consulenza Global Consulting durante il suo mandato di deputata europea tra il 2007 e il 2009.
 
La Jeleva è membro del Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (Gerb, partito coservatore nato nel 2006) ed è stata Ministro degli Esteri bulgaro. La polemica è stata sollevata dalla deputata liberale bulgara Antonyia Parvanova, sostenuta dalla verde Judit Sergentini, che hanno accusato la Jeleva di essere proprietaria sia della Global Cosulting che della Autospar (e di collusione con la criminalità organizzata per gli affari del marito). La Jeleva,dal canto suo, ha negato ogni accusa e oggi (13 gennaio) Europa451 pubblica i documenti (in bulgaro) che dimostrano che la donna è stata proprietaria della società fino all’aprile 2009 e che Autospar è semplicemente il nuovo nome della Global Consulting.
 
Ricordiamo che i deputati europei non possono avere attività private che entrino in conflitto con il loro mandato (escluse delle cariche nazionali) e che la legislazione bulgara vieta di possedere un’impresa quando si viene eletti.
 
Jean Sébastien Lefebvre 
Europa451

Una versione di questo articolo è stata pubblicata da Agoravox Italia

 
 
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La Commissaria per l'agricoltura uscente, Mariann Fischer Boel, ha presentato, a inizio di febbraio, il nuovo logo che dovrà comparire sui prodotti bio in Europa. Finalmente l'Europa abbandona l'azzuro e di da un tono di colore. 
Il logo è il risultato di un concorso indetto dall'Ue e per il quale hanno votato oltre 130mila europei.  Il disegno vincente è del giovane tedesco Dusan Milenkovic. Dal luglio prossimo il logo sarà obbligatorio e l'Ue si impegna a lanciare una campagna informativa per renderne l'uso e il riconoscimento il più diffusi possibile.


Fernando Navarro Sordo
Europa451


 


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