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Foto: Sinistra Ecologia e Libertà/Flickr
Il ciclo completo dell'energia nucleare non costa, attualmente, al consumatore il prezzo complessivo. Questo perché i costi di manutenzione degli impianti, di smaltimento delle scorie radioattive e di sicurezza sono stati quasi sempre a carico delle amministrazioni pubbliche. Dopo il disastro giapponese l'Europa sta cambiando opinione. 

Durante il ciclo completo di una centrale nucleare esistono una serie di costi che, in regola generale, non pesano sugli operatori privati e, per questo motivo, non si ripercuotono nel mercato e nella fattura del consumatore. Questo costi hanno spesso a che fare con la gestione delle scorie radioattive, con i costi di sicurezza in caso di incidente e con quelli relativi allo smantellamento di un impianto in disuso.

In Europa di solito sono le amministrazioni pubbliche che si assumono questi costi, che  in genere sono molto alti. «Se questi costi fossero compresi nel costo di produzione dell'energia nucleare è molto probabile che ne risentirebbe la competitività», avverte l'eurodeputato verde Michail Tremopoulos. Per esempio, l'autorità britannica incaricata dello smantellamento delle centrali obsolete, la Nuclear Decommissionning Authority, valuta nel suo rapporto annuale 2009/2010 costi futuri per 44,5 milioni di sterline.


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Fonte: Società Nucleare europea/ La Vanguardia
Secondo il democristiano Günter Öttinger, Commissario europeo all'energia, questa situazione deve finire presto: «Il prezzo dell'elettricità deve riflettere il suo cossto reale», afferma l'uomo, che fa parte del partito di Angela Merkel, anche lei impegnata nel dibattito nucleare. La Germania, infatti, ha annunciato, il 30 maggio scorso, che entro il 2022 verranno spenti tutti i diciassette reattore nucleari che sono sul suolo tedesco. Anche la Svizzera, paese non Ue, ha dichiarato che entro il 2034 chiuderà le sue cinque centrali nucleari. Oggi sono 14 i Paesi Ue hanno dei reattori nucleari su loro territorio, per un totale di 143: i Paesi che ne hanno di più sono la Francia, con 58, 17 in Germania, 19 in Inghilterra. 

In Europa si sta facendo sempre più strada un principio: “Chi contamina, paga”. Questo verrà applicato al trasporto e all'industria in generale, che forzerà da ora in avanti gli operatori produttori di energia nucleare a pagare la fattura dei costi marginali sopra citati. Ovviamente gli operatori, di conseguenza, ammortizzeranno questi costi facendoli pagare al consumatore finale che si renderà finalmente conto del prezzo reale dell'energia nucleare. La cosa toccherà particolarmente i Paesi che hanno goduto di energia nucleare sovvenzionata, come Francia, Finlandia o Regno Unito.

Il 25 maggio scorso Günter Öttinger ha anche annunciato che è stato trovato un accordo sui test nucleari in Europa: si prevedono prove contro grandi catastrofi naturali in tutti i Paesi Ue per verificare la tenuta degli impianti presenti sul territorio europeo. 

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Giovedì 26 maggio Cafebabel Bruxelles organizza un dibattito sui futuri rapporti tra Europa e Mondo arabo: 
"L’Europe et le monde arabe, quelles (r)évolutions à venir ?" (L'Europa e il mondo arabo: quali r-evoluzioni?).

Dopo la caduta dei dittatori e lo sconvolgimento geopolitico di queste regioni, come evolveranno i rapporti tra i due mondi? Come deve comportarsi l'Europa rispetto ai nuovi regimi che nasceranno?
Se ne parlerà con:

Malika Benarab-Attou: deputata europea, membro della Delegazione per le relazioni con il Paesi del Maghreb; 

Olaf Deussen: Fondatore e Presidente di EuroArab Forum

Labib Fahmy: corrispondente di Al Jazeera à Bruxelles

Dove? 
26 maggio alle 18h30
Café Saint Hubert
Place des Chasseurs Ardennais 20 - 1030 Schaerbeek

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Qui il sito di cafebabel Bruxelles

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Foto: Niv Singer/Flickr
Il 17 maggio è la Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia. Per l'occasione Ilga Europe ha pubblicato una mappa dello stato dei diritti degli omosessuali nei Paesi Ue. Il 10 maggio scorso il Tribunale del Lussemburgo ha emesso una sentenza a favore delle coppie gay. 

Il 17 maggio è la Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia. Per l'occasione l'Ong Ilga Europe (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) ha pubblicato un rapporto che analizza la situazione dell'Europa rispetto alla sua popolazione gay, lesbica e transessuale. Tra i Paesi Ue, quelli che nel 2011 hanno maggiormente discriminato i loro cittadini gay troviamo Cipro, Italia, Lituania e Malta. A questi si aggiungono, per discriminazioni e a volte persecuzioni, Paesi non (ancora) Ue come Ucraina, Bielorussia, Turchia e Russia. La Spagna si classifica al secondo posto per le migliori leggi, subito dopo la Gran Bretagna. 


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Mosca non ha mai autorizzato un Gay Pride: il primo sarebbe previsto per il prossimo 28 maggio, ma ancora il sindaco non ha assicurato che rilascerà il permesso, nonostante le pressioni di Catherine Ashton, Alto Rappresentante degli Affari Esteri Ue. 
Il rapporto di Ilga Europe sottolinea che, in generale, in Europa non ci sono stati miglioramenti per il movimento LGTB nell'ultimo anno; ciononostante il 9 maggio scorso il Tribunale europeo di Giustizia del Lussemburgo ha emesso una sentenza che sostiene che i benefici pensionistici devono essere estesi non solo ai coniugi legalmente sposati, ma anche a coloro che hanno formato una unione civile con qualcuno dello stesso sesso. Questa sentenza riguarda sopratutto Paesi come Francia, Slovenia, Repubblica Ceca, dove non esiste il matrimonio omosessuale, ma dove si accettano le unioni civili tra persone dello steso sesso. I Paesi Ue che hanno legalizzato il matrimoni omosessuale sono Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia. 

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