Europa451, laboratorio di giornalismo transnazionale e europeo


 
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Emanuele Rosso/Flickr
Ieri sono stati aperti i negoziati per l'adesione dell'Islanda all'Unione europea. La domanda di Reykjavik è stata depositata nel luglio del 2009, qualche tempo dopo la crisi finanziaria che ha devastato il Paese. Da allora la Commissione sembra piuttosto interessata a far avanzare il dossier, anche se i problemi che allontanano l'isola dall'Ue persistono e che i sondaggi non danno gli islandesi come euro-entusiasti.

Uscendo dalla riunione di Bruxelles tra i Ministri agli Affari  europei, il francese Pierre Lelouche, ha dichiarato: «Bisogna aver voglia di entrare in Europa e, a giudicare dai sondaggi, non mi pare che sia il caso degli islandesi. Il problema è tutto qui». Dopo la crisi finanziaria della fine del 2008 e il crollo della moneta, il Governo islandese vede nell'euro un mezzo per stabilizzare la sua economia. Cristallina, da questo punto di vista, la dichiarazione di Össur Skarphéðinsson, Ministro degli esteri islandese, all'inizio di luglio: «Se l'Islanda avesse fatto parte dell'Ue, per non dire della zona euro, la crisi e il crollo delle banche non avrebbero mai avuto luogo». 

La pesca e le banche

Le negoziazioni, che affronteranno una trentina di capitoli, si annunciano problematiche sui temi che già da un po' sono “caldi”: la pesca e l'agricoltura. L'Islanda, infatti, ha cercato in tutti i modi di mantenere indipendente la sua attività peschiera, sopratutto per quanto riguarda la pesca al merluzzo e alla balena, quest'ultima vietata in Ue. Altro problema, quello della banca Icesave, che ha costato all'Islanda degli screzi con la Gran Bretagna e l'Olanda: i clienti britannici e olandesi di questo istituto sono stati seriamente danneggiati durante la crisi finanziaria, ma i danni sono stati coperti dai rispettivi Paesi, che stanno ancora aspettando un rimborso. 

Ciononostante pare che la Commissione abbia particolarmente a cuore il dossier islandese, che potrebbe diventare il 29simo Paese dell'Ue, dopo la Croazia, la cui entrata è prevista per fine 2011 o inizio 2012. I dossier aperti al momento sono parecchi, soprattutto sul versante balcanico. La Turchia è sempre in attesa, così come la Repubblica di Macedonia. Altri cinque sono in stand by, anche se si tratterà di attese più lunghe: l'Albania, la Bosnia Erzegovina, il Montenegro, la Serbia e il Kosovo.

Solo il 25% degli islandesi è favorevole

Sicuramente per l'Islanda è tutto molto più facile: Reykjavik fa parte del mercato comune da quindici anni, è all'interno dei Schengen e l'isola già applica tre quarti delle leggi europee necessarie per l'adesione. Il problema pare che sia, al momento, il consenso dei suoi cittadini, che non sembrano entusiasti all'idea. Si potrebbero ripetere i casi di Svizzera e Norvegia, i cui cittadini non hanno accettato l'entrata nell'Ue che i Governi hanno più volte loro proposto. Per questo Pier Lelouche ha ieri più volte insistito: «Siamo molto favorevoli all'entrata dell'Islanda. Ma deve essere come per tutti gli altri, senza scorciatoia. E a condizione che gli islandesi siano interessati. Non obbligheremo nessuno». Secondo un sondaggio realizzato in giugno da Market and Media Research quasi il 60% degli islandesi vorrebbero che il Governo ritiri la sua domanda di adesione, mentre solo il 25% sarebbe favorevole. 

Interessante la testimonianza di Michel Sallé, specialista dell'Islanda contemporanea e Presidente dell'associazione France-Islande: intervistato dal quotidiano Le Monde nel maggio del 2009. Già oltre un anno fa l'uomo spiegava che quello che gli islandesi vorrebbero è “un'euro senza Ue” - un po' il contrario della Gran Bretagna, ndr – e che il Governo di Reykjavik ha già tentato questa strada: «Hanno più volte depositato la domanda alla Banca Centrale europea, ottenendo un rifiuto. L'ultima volta nell'ottobre (2008) il partito dell'Indipendenza (conservatore), al potere al momento della crisi economica, ha lanciato l'idea. Un altro rifiuto». 

Francesca Barca
Europa451
 
 
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Cemre/Flickr
Nell'ambiente dei geek europei si discute l'opportunità di azioni comuni a seguito alla chiusura di alcuni fra i più seguiti blog di affari europei: un blog collettivo o maggiori tools (2.0) di interconnessione?

Da qualche mese si dibatte, nell'ambiente dei blog europei, sull'opportunità di azioni comuni per dibattere della politica di Bruxelles. Tutto è nato dopo l'annuncio, quasi simultaneo, di due tra i più famosi blogger europei: Julien Frisch et Charlemagne (l'Economist a Bruxelles) tra fine giugno e inizio luglio 2010 hanno smesso di essere attivi. Samuel Faure, dal suo blog su Le Monde, ha proposto, in un post del 4 luglio scorso, la creazione di blog collettivo europeo che riunisca tutti coloro che vogliono commentare l'attualità europea. 

Il 19 luglio scorso in sette si sono incontrati, in un café parisien, per discutere di questa opportunità. E non si tratta solo di blogger o giornalisti:

Dick Nieuwenhuis: funzionario europeo alla Commissione (Direzione generale relazioni esterne). Un blogger dall'interterno, diciamo, che non ha mai avuto problemi vista l'attenzione a non violare  informazioni riservate (e l'età vicina alla pensione). 
benedictus.nieuwenhuis@ec.europa.eu / http://dicknieuwenhuis.wordpress.com/



Eddy Fougier: ricercatore associato all'Iris (Istitutivo di Relazioni internazionali e Strategiche) nel polo dedicato ai media. Si interessa in maniera particolare all'informazione e al giornalismo europeo  (ha infatti partecipato alla creazione di un Master di Giornalismo europeo a Nizza incentrato sul Web). Non  è un blogger. 

eddyfougier@yahoo.fr / www.iehei.org/journalism/



Fabrice Pozzoli: segretario generale dell'associazione dei giornalisti europei e giornalista (OTR Global e ParisBerlin), è interessato all'idea di mettere insieme il lavoro di tutti i blogger. Non è un blogger. 
fabricepm@gmail.com / http://www.aje.over-blog.com/



Samuel Faure: blogger a Sur le chemin de la construction européenne su LeMonde.fr. Ha aperto questo blog nel marzo 2009 in occasione della campagna per le elezioni europee. Attualmente sta facendo uno stage al servizio Ue del Primo Ministro francese. 

samuel.bh.faure@gmail.com / europeanelection2009.blog.lemonde.fr

Michael Malherbe: blogger a Lacomeuropeenne dal settembre 2007. Insegna comunicazione europea a Sc Po a Lille ed è consulente in comunicazione a Publicorp.
michaelmalherbe007@gmail.com / www.lacomeuropeenne.fr



Olivier Védrine: conferenziere della Commissione europea, professore (Université de Montréal, IPAG, ENA, etc) e fondatore della rivista European Union Foreign Affairs Journal. Ha un blog a cafebabel.
com. olivier.vedrine@gmail.com /collegeatlantiqueoural.cafebabel.com



Jean-Sébastien Lefebvre:  per Europa451. Giornalista indipendente a Bruxelles, ex blogger à La Parisienne et Noway !  
lefebvre.jeansebastien@gmail.com / www.europa451.fr

Le tesi che si sono scontrate sono fondamentalmente due: la creazione di un blog comune (tesi proposta appunto da Faure, alla base dell'incontro) che potrebbe, secondo i suoi sostenitori, dare più corpo al dibattito, invitando altri blogger a raggiungere la piattaforma e mettendo a confronto i punti di vista. Nella visione dei sostenitori sarebbe una sorta di Huffington Post all'Europea. 

La seconda opzione, sostenuta soprattutto da Michael Malherbe, appoggia lo sviluppo di strumenti web che permettano di migliorare la comunicazione e la collaborazione tra i blogger europei. Da questo punto di vista già esiste Blogging Portal Ue, una sorta di aggregatore di blog e articoli a tematica europea (da notare che l'Italia e l'italiano sono come sempre praticamente inesistenti) che però andrebbe sviluppato, passandolo alla versione 2.0 (mailing list, forum... ). 

Qui la lista dei post che hanno seguito l'incontro parigino. Le persone interessate sono invitate a contattare, anche solo per discutere, i partecipanti al dibattito. 

De la naissance de l’EuroRépublique des blogs: la relazione dell'incontro del 19 luglio a Parigi redatta da Jéan Sebastien per Europa451; 

Proposition pour un BloggingPortal 2.0, réseau social interne aux euro-bloggeurs (Proposta per un BloggingPortal 2.0, per i blogger europei) di Michael Malherbe (La com’européenne);

Blogosphère européenne : élargissement ou approfondissement ?: la posizione di Jean Sébastien di Europa451 (che la sottoscritta sostiene) che rilancia l'idea di Malherbe;

Un blog colectivo europeo: su europe@s (El Pais), il blog d’Emilio Fuentes Romero. 

Per qualunque informazione (anche solo per questioni di lingua) non esitate a contattarci. 

Francesca Barca
Europa451
 
 
Per quelli che ancora non lo conoscono il Premio  Sakharov è reso ogni anno dal Parlamento europeo a delle personalità o a delle associazioni che difendono la libertà di pensiero e di espressione. Creato nel 1988 è stato assegnato, per esempio, a Nelson Mandela, al leader dell'opposizione russa Alexander Milinkevitch o al dissidente cinese Hu Jia. Per il 2010 qualcuno ha proposto il leader olandese xenofobo Geert Wilders. 

Nell'ottica dell'edizione del 2010, i deputati europei stanno iniziando a riflettere sule possibili nomine. Un deputato olandese del Partito della Libertà (Pvv, il terzo del Paese dopo le ultime elezioni del 9 giugno),Barry Madlener, ha proposto un nome che ha fatto subito polemica: Geert Wilders.  Il leader del Pvv è conosciuto per le sue posizioni anti-islam, che assurge ad ideologia totalitaria come il nazismo o il comunismo. Barry Madlene, nella lettera che ha inviato a giustificazione della sua proposta, ha così elencato i motivi per cui il suo leader meriterebbe il premio: «La lotta per la libertà di espressione, contro l'islamizzazione, l'immigrazione di massa. E ciononostante subisce gli attacchi dei sinistroidi dell'Ovest umanista contro i valori giudeo-cristiani». Madlene ne approfitta anche per denunciare la censura di cui Wilders è vittima attraverso gli attacchi ingiustificati dello Stato olandese (da notare che il leader del Pvv è sotto scorta). 


Questa iniziativa va relativizzata: non ci sono possibilità che Wilders possa vincere il premio Sakharov, visto che la Commissione che lo assegna è composta dai rappresentati di tutti i partiti europei (e Madlener ha bisogno di trovare delle firme a sostegno). In ogni caso la volontà del suo leader di presentarsi come alfiere della libertà d'espressione è significativa dell'emergenza di una nuova destra europea, più sottile di quella che emerse negli anni Trenta. Non è più questione oggi di attaccarsi alla democrazia, ai regimi parlamentari o alle persone. Gli attacchi sono indiretti: si tratta di farsi difensore di valori europei, sotto minaccia di ideologie (presunte) totalitarie. 



Jean-Sébastien Lefebvre

Europa451

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