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Martedì 19 ottobre, in un Comunicato sulla Revisione del Budget, la Commissione ha lanciato l'idea di creare delle tasse europee per il periodo 2014-2020. Tra le proposte una tassa sulle transazioni finanziarie, sulla vendita dei diritti sulle emissioni CO2, sui profitti societari o un'Iva speciale. 

La Commissione europea vuole correggere un sistema che ora si basa su una confusione piuttosto opaca di contribuzioni nazionali: questo è il sunto del comunicato sulla Revisione del Budget discusso martedì 19 ottobre. L'Ue mira ad avere risorse proprie raccolte attraverso imposte proprie: ovviamente i promotori dell'iniziativa ci tengono a precisare che «non si tratta di un aumento delle tasse». 

Sul tavolo ci sono molte possibilità: ad esempio, un mini “Tobin tax” che tocchi tutte le transazioni finanziarie, come richiesto da socialisti, verdi e da più di un liberale. Ma potrebbe anche essere sufficiente una porzione dell'Iva, ciò una parte di quello che si già si trova sui nostri scontrini, in modo che venga ripartito tra Stato e Ue. Altre idee proposte? Una parte della vendita di diritti delle emissioni di Co2, una tassa sui profitti delle società o anche una tassa sul traffico aereo. Tra le caratteristiche fondamentali di queste tasse c'è il carattere transfrontaliero, l'applicazione armoniosa in tutta l'Ue e i caratteri di equità e giustizia. 

Francesca Barca e Fernando Navarro Sordo
Europa451

Qui il Comunicato sulla Revisione del Budget. 

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Il 20 ottobre, i deputati europei avranno più poteri. La Commissione europea dovrà rivolgersi al Parlamento come fa con il Consiglio europeo, questo grazie alle modifiche apportate dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. La democrazia è in crescita in Europa?

Il 5 ottobre inizia il percorso che porterà la democrazia europea a dare maggior peso ai suoi rappresentati direttamente eletti: i deputati. La Commissione Affari Costituzionali ha approvato a grande maggioranza il progetto di norme che regolano i rapporti tra Parlamento e la Commissione fino al 2015: il voto e l'entrata in vigore del progetto sono previsti per il 20 ottobre. Mai prima d'ora il Parlamento europeo hanno goduto di tanti poteri, con capacità di legiferare pari a quella del Consiglio (rappresentanti dei 27 governi nazionali). Tutto questo è dovuto al Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel dicembre 2009. 
Da ora i deputati avranno voce in capitolo nella politica estera dell'Ue e devono essere tempestivamente informati per quanto riguarda i negoziati internazionali (come nel caso dell'Acta), in particolare in materia di commercio internazionale. Possono anche opporsi alla Commissione europea sta preparando nel caso vedano violato il principio di sussidiarietà.  Inoltre, la Commissione europea dovrebbe incontrare i leader di tutti i gruppi parlamentari prima di adottare il suo programma di lavoro annuale.


Fernando Navarro Sordo
Europa451

 
 
Alcuni membri del Parlamento europeo hanno chiesto alla Commissione di bloccare gli accordi Acta dopo aver avuto notizia che i negoziati dello scorso 2 ottobre in Giappone si sono conclusi senza il loro accorto. Ma voci in Ue dicono che gli accordi non sono veramente conclusi. 

Alcuni membri del Parlamento europeo hanno chiesto alla Commissione di bloccare gli accordi Acta dopo aver avuto notizia che i negoziati dello scorso 2 ottobre in Giappone si sono conclusi senza il loro accorto. Lo riporta il sito di informazione europea Euroactiv

Le trattative dell'Acta (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) risalgono al 2007 e coinvolgono l'Australia, il Canada, la Corea del Sud, gli Emirati Arabi, gli Stati Uniti, il Giappone, la Giordania, il Marocco, il Messico, la Nuova Zelanda, Singapore, la Svizzera e l'Unione europea. Ma il tutto in completa confidenzialità. A seguito della pubblicazione di un estratto del trattato da parte di Wikileaks nel maggio 2009, diverse denunce sono arrivate alla Commissione europea. 


Se gli accordi sono conclusi «chiediamo alla Commissione di presentare il testo finale delle negoziazioni non appena sia proceduralmente possibile», dice una dichiarazione ufficiale firmata dal deputato socialista greco e vice-presidente del Parlamento, Stavros Lambrinidis, dalla socialista francese Françoise Castex, dalla conservatrice ceca Zuzana Roithova e dal liberale tedesco Alexander Alvaro. I deputati hanno attaccato la Commissione per aver mantenuto la cosa segreta e hanno avvertito che non daranno all'accordo la loro approvazione – necessaria con il Trattato di Lisbona per tutti gli accordi internazionali dal dicembre 2009 – senza aver abbastanza tempo per studiare il testo. 

La Commissione aveva annunciato, venerdì scorso, che le negoziazioni di Tokyo si erano concluse con successo. «L'Acta includerà tutto ciò che riguarda il rafforzamento della proprietà intellettuale, comprese misure civili, criminali e di rafforzamento delle frontiere e cooperazione tra i membri dei Paesi partner per rafforzare nel migliore dei modi di diritti di Proprietà intellettuale», ha dichiarato la Commissione. 

Secondo l'associazione La Quadrature du Net le negoziazioni non sono concluse, ma questo tipo di annuncio serve a fare pressione sul Parlamento, mettendolo nella condizione di pensare di non aver più scelta o possibilità di modifica. 

Francesca Barca
Europa451

 


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