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Nessun accordo sulla creazione di una tassa per l'Unione europea. Il Parlamento ha spinto con una proposta fino al 6%, il Consiglio non era disposto a salire oltre 3%. Ma alcuni Paesi fanno ostruzioni. La spiegazione in video. 

Per ora pare si parli di prorogare  al 2011. La creazione di una tassa europea è uno dei passi fondamentali per dare all'Ue una vera e propria autonomia finanziaria – oggi si finanzia con una parte dell'Iva dei Paese aderenti – ma un accordo pare ancora lontano. Il Parlamento europeo vorrebbe aumentare questo contributo fino al 6%, il Consiglio non è disposto ad andare oltre il 3%, cosa che il Parlamento avrebbe accettato. 
Ma tutto è di nuovo bloccato per l'opposizione di cinque Paesi: Inghilterra, Olanda, Svezia, Danimarca e Germania. La cosa curiosa, ci dice Fernando Navarro, è che tre di questi Paesi – Svezia, Danimarca e Inghilterra – che non appartengono alla zona euro, non hanno, appunto, interesse al fatto che ci siano più euro in circolazione. 


Guarda il video di Fernando Navarro (in spagnolo). 
 
 
Mercoledì 24 novembre 2010 il Parlamento europeo votato una risoluzione con la quale definisce l'Acta «un passo nella giusta direzione». La mozione, proposta dal Ppe e dal Ecr è passata con 331 voti a favore, 294 contrari e 11 astensioni. 

 Mercoledì 24 novembre 2010 il Parlamento europeo ha fatto passare una risoluzione con la quale definisce l'Acta «un passo nella giusta direzione», chiedendo comunque alla Commissione di confermare che il testo non abbia ripercussioni sulle libertà fondamentali e sulla legislazione comunitaria. La risoluzione è stata adottata con una maggioranza piuttosto scarsa: 331 voti in favore, 294 contrari e 11 astensioni ed è stata presentata dal Partito Popolare europeo e dal Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei (Ecr). Il Parlamento ha rifiutato un'altra risoluzione – più critica –  proposta dai Socialisti, dai Verdi, dalla Sinistra e dai Liberali. 



Per quanto riguarda l'adozione bisognerà ora aspettare la Commissione europea: tra il 30 novembre e il 4 dicembre le parti negoziatrici dell'Acta si incontreranno ancora a Sidney per un ultimo accordo. 

Ricordiamo che l'Acta (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) è un accordo multilaterale che mira a combattere la pirateria e la contraffazione. L'inizio delle sue trattative risale al 2007, coinvolgendo l'Australia, il Canada, la Corea del Sud, gli Emirati Arabi, gli Stati Uniti, il Giappone, la Giordania, il Marocco, il Messico, la Nuova Zelanda, Singapore, la Svizzera e l'Unione europea. Il tutto in totale confidenzialità. Gli accordi si sono conclusi a Tokyo il 2 ottobre scorso. 

Francesca Barca
Europa451
 
 
Il turco potrebbe diventare la 24esima lingua dell'Unione europea. Come? Ce lo spiega Fernando Navarro in un video. 

Al Parlamento europeo gira la voce che il turco potrebbe diventare la 24esima lingua dell'Ue. Lo racconta Fernando Navarro in questo video dal Parlamento giovedì scorso (in spagnolo). Come? Questo non significa, come molti spererebbero, che finalmente si stia pensando a concretizzare l'entrata della Turchia nell'Ue. L'ipotesi si rifà piuttosto al fatto che le negoziazioni con la parte turca di Cipro sembrano avanzare rapidamente e che, se l'unificazione dell'isola si concretizzasse, di fatto si avrebbero dei cittadini europei che hanno il turco come lingua materna.

Fernando Navarro Sordo
Europa451 

 
 
Il 30 giugno scorso la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sulla Neutralità della Rete a cui hanno partecipato 318 attori della comunicazione in Europa. Oggi sono resi pubblici i primi risultati.  In generale c'è stato un «accordo quasi unanime sull'importanza di preservare l'apertura della rete». A Bruxelles si parlerà ancora di Net Neutrality l'11 novembre prossimo con una conferenza sull'argomento. 

Il 30 giugno scorso la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sulla Neutralità della Rete a cui hanno partecipato 318 attori (qui la lista): si tratta di fornitori si servizi Internet, operatori, autorità di Telecomunicazione degli Stati Membri, associazioni, gruppi di pressione e cittadini. Ha ovviamente contribuito anche l'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC). I primi risultati dell'iniziativa, che si è conclusa il 30 settembre scorso, sono stati resi pubblici oggi: «Le reazioni alla consultazione pubblica sono state numerose e hanno permesso alla Commissione di conoscere un ampio ventaglio di opinioni, espresse da tutte le parti interessate. Sono impaziente di proseguire le discussioni durante il summit, che contribuirà ulteriormente al nostro impegno per la neutralità della rete», ha dicharato  Neelie Kroes, Commissario europeo all'agenda digitale. Il prossimo 11 novembre si terrrà infatti a Bruxelles un summit sulla Net Neutrality in Europa. 



Quello che emerge, in linea generale, è che la maggior parte dei contributori ritengono che il quadro normativo dell'Ue sulle telecomunicazioni non vada per ora modificato e che, da solo, possa già aiutare a rispondere al problema della neutralità della Rete; da più parti è emersa la preoccupazione per il blocco di servizi VoIp (come Skype) da parte di alcuni operatori; da tutti i partecipati è arrivata la preoccupazione della gestione del traffico come mezzo essenziale per un buon funzionamento della rete. Preoccupazioni per quanto riguarda i nuovi modelli di impresa su Interent, la concorrenza e i prezzi per i servizi. In generale, dice Bruxelles nel comunicato, c'è stato un «accordo quasi unanime sull'importanza di preservare l'apertura della rete». 



Francesca Barca
Europa451
 


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