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Il cyber-dissidente caricaturista e blogger tunisino -Z- espone i suoi disegni al Parlamento europeo dal 20 al 23 marzo. 

-Z- è il nome d'arte ( e di battaglia) di un giovane tunisino che dal 2007 critica il regime del suo paese. Lo ha fatto da Parigi con il blog, DebaTunisie, dalla sua pagina Facebook e dal suo conto Twitter
Il suo blog è stato irraggiungibile dal 2008 al 2011 in Tunisia e la sua identità, a causa delle minacce, è sempre rimasta coperta. Prima della rivoluzione la sua pagina Facebook, che all'epoca aveva oltre 12mila contatti, fu oscurata. 

Come molti ragazzi della sua età  -Z-  non è certo un rivoluzionario, ma fa parte della schiera dei cyberdissidenti che per anni, sul web, hanno parlato, condiviso e commentato quello che succedeva nel loro Paese. 

Oggi, a oltre un anno dalla caduta del regime di Ben Ali, -Z- viene invitato a esporre al Parlamento europeo. Il vernissage sarà il 20 marzo e i suoi disegni saranno visibili fino al 23 marzo prossimo. Si tratta di un, seppur breve, omaggio ai giovani e alla voglia di democrazia in Tunisia. 

 -Z-  riceve ancora minacce, oggi da coloro che in Tunisia vogliono combattere la modernità, scagliando anatemi contro film come Persepolis o contro il Web

 -Z-  quest'anno ha anche pubblicato un libro "Révolution ! Des années mauves à la fuite de Carthage", che trovate qui

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Giovedì 26 maggio Cafebabel Bruxelles organizza un dibattito sui futuri rapporti tra Europa e Mondo arabo: 
"L’Europe et le monde arabe, quelles (r)évolutions à venir ?" (L'Europa e il mondo arabo: quali r-evoluzioni?).

Dopo la caduta dei dittatori e lo sconvolgimento geopolitico di queste regioni, come evolveranno i rapporti tra i due mondi? Come deve comportarsi l'Europa rispetto ai nuovi regimi che nasceranno?
Se ne parlerà con:

Malika Benarab-Attou: deputata europea, membro della Delegazione per le relazioni con il Paesi del Maghreb; 

Olaf Deussen: Fondatore e Presidente di EuroArab Forum

Labib Fahmy: corrispondente di Al Jazeera à Bruxelles

Dove? 
26 maggio alle 18h30
Café Saint Hubert
Place des Chasseurs Ardennais 20 - 1030 Schaerbeek

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Qui il sito di cafebabel Bruxelles

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Foto: Niv Singer/Flickr
Il 17 maggio è la Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia. Per l'occasione Ilga Europe ha pubblicato una mappa dello stato dei diritti degli omosessuali nei Paesi Ue. Il 10 maggio scorso il Tribunale del Lussemburgo ha emesso una sentenza a favore delle coppie gay. 

Il 17 maggio è la Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia. Per l'occasione l'Ong Ilga Europe (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) ha pubblicato un rapporto che analizza la situazione dell'Europa rispetto alla sua popolazione gay, lesbica e transessuale. Tra i Paesi Ue, quelli che nel 2011 hanno maggiormente discriminato i loro cittadini gay troviamo Cipro, Italia, Lituania e Malta. A questi si aggiungono, per discriminazioni e a volte persecuzioni, Paesi non (ancora) Ue come Ucraina, Bielorussia, Turchia e Russia. La Spagna si classifica al secondo posto per le migliori leggi, subito dopo la Gran Bretagna. 


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Mosca non ha mai autorizzato un Gay Pride: il primo sarebbe previsto per il prossimo 28 maggio, ma ancora il sindaco non ha assicurato che rilascerà il permesso, nonostante le pressioni di Catherine Ashton, Alto Rappresentante degli Affari Esteri Ue. 
Il rapporto di Ilga Europe sottolinea che, in generale, in Europa non ci sono stati miglioramenti per il movimento LGTB nell'ultimo anno; ciononostante il 9 maggio scorso il Tribunale europeo di Giustizia del Lussemburgo ha emesso una sentenza che sostiene che i benefici pensionistici devono essere estesi non solo ai coniugi legalmente sposati, ma anche a coloro che hanno formato una unione civile con qualcuno dello stesso sesso. Questa sentenza riguarda sopratutto Paesi come Francia, Slovenia, Repubblica Ceca, dove non esiste il matrimonio omosessuale, ma dove si accettano le unioni civili tra persone dello steso sesso. I Paesi Ue che hanno legalizzato il matrimoni omosessuale sono Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia. 

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Foto: Par the|G|™/Flickr
In Ungheria è stata approvata una legge – due terzi del Parlamento – sulla stampa che sta facendo discutere tutta Europa. Si parla di un controllo totale delle notizie da parte di un'autorità nazionale. Sono previste multe severe per chi diffonde informazioni in “violazione dell'interesse pubblico o “articoli non equilibrati”. L'Ungheria sarà il prossimo Paese alla Presidenza dell'Ue e un European Blog Action è stato lanciato sotto l'ashtag #NoToHuEU .

In Ungheria è stata approvata una legge – due terzi del Parlamento – sulla stampa che sta facendo discutere tutta Europa. Si parla di un controllo totale delle notizie da parte di un'autorità nazionale. Sono previste multe severe per chi diffonde informazioni in “violazione dell'interesse pubblico o “articoli non equilibrati”. 

Secondo le nuove norme verrà creata la NMHH, un'Autorità Nazionale per i Media e la Comunicazione con membri nominati dal Governo (e fortemente sostenuti dal partito conservatore al potere, il Fidesz) che controlleranno tutti i media del paese – compresi i blog – per controllare che non ci siano “violazioni dell'interesse pubblico o “articoli non equilibrati” o “lesivi della dignità umana”. 

La riforma vuole raggruppare in uno stesso gruppo la televisione nazionale, Mtv, la radio, Mr, la televisione satellitare Duna Tv e l'agenzia stampa Mti. Tutti coloro che violeranno le norme (informazioni considerate sbagliate) dovranno pagare delle forti multe per “mancanza di obiettività politica”. Per la tv e la radio si parla di multe fino a 700mila euro, per la stampa fino a 91mila; i giornalisti dovranno svelare le loro fonti se l'autorità lo richiederà. I ricorsi giudiziari saranno possibili solo dopo che la notizia verrà corretta. 

Bloggingportal.eu ha lanciato una protesta – anche in vista della Prossima presidenza ungherese dell'Ue – ricordando che norme di questo genere violano l'articolo 11 della Carta Fondamentale dei Diritti dell'Ue (diritto di espressione, opinione, pluralismo e di non interferenza della autorità pubbliche, senza limiti nazionali). 
Per questo è stato lanciato un'European Blog Action sotto l'ashtag #NoToHuEU  da usare su Facebook e Twitter per condividere la protesta. 

Francesca Barca
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Foto: Reuters
Mark Rutte, Primo Ministro olandese, ha incontrato a Parigi, lo scorso 29 novembre, il Presidente francese Nicolas Sarkozy. L'immagine dell'incontro è di un simbolismo sconvolgente. 

Mark Rutte, Primo Ministro olandese, ha incontrato a Parigi, lo scorso 29 novembre, il Presidente francese Nicolas Sarkozy e il suo Primo Ministro, François Fillon. Il motivo della riunione era quello di discutere le decisioni prese durante la riunione del G20, alla quale i Paesi Bassi non hanno partecipato. I due leader hanno anche discusso di immigrazione e del comune impegno alla “selezione”. 

Come da protocollo all'arrivo del leader olandese all'Eliseo, è il momento della foto di protocollo. L'immagine, fornita Reuters, è di un simbolismo sconvolgente. Non sappiamo se per entrambi è stata casuale, ma le facce dei due leader dicono molto su come si sono sentiti. 

Fernando Navarro Sordo
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Il Parlamento europeo, riunito in seduta a Strasburgo, ha permesso la pubblicazione del testo dell'Anti-Counterfeiting Trade Agreement (accordo anti-contraffazione, Acta) a seguito, soprattuto, delle pressioni della società civile. Il progetto di accordo, che risale al 2007, era stato tenuto segreto, fino a quando Wikileaks non ne ha pubblicato un primo stralcio.


Già il 10 marzo il Parlamento era intervenuto sulla questione rivendicando il suo diritto ad essere informato e a informare rispetto a quest'accordo, da più lati definito “segreto”. Perché? Le trattative dell'Acta risalgono al 2007 e coinvolgono l'Australia, il Canada, la Corea del Sud, gli Emirati Arabi, gli Stati Uniti, il Giappone, la Giordania, il Marocco, il Messico, la Nuova Zelanda, Singapore, la Svizzera e l'Unione europea. Ma il tutto in completa confidenzialità. A seguito della pubblicazione di un estratto del trattato da parte di Wikileaks nel maggio 2009, diverse denunce sono arrivate alla Commissione europea. 


Nel marzo scorso il Parlamento ha quindi votato (a grande maggioranza, 663 voti favorevoli, 13 contrari, 16 astenuti) una risoluzione che chiede che il Parlamento sia continuamente informato rispetto a questi accordi:
-considerando che, a seguito dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona, il Parlamento europeo è tenuto a dare la sua approvazione al testo del trattato ACTA prima che esso entri in vigore nell'Unione europea,
- considerando che la Commissione si è impegnata a fornire immediatamente informazioni complete al Parlamento europeo durante tutte le fasi dei negoziati sugli accordi internazionali,
- (il Parlamento) segnala che dal 1° dicembre 2009 la Commissione ha l'obbligo giuridico di fornire immediatamente informazioni complete al Parlamento in tutte le fasi dei negoziati internazionali;
Qui il testo completo dal sito del Parlamento.


Per concludere: cosa preoccupa dell'Acta? Il trattato è una sorta di coalizione internazionale destinata a combattere le violazioni del diritto d'autore e sulla proprietà intellettuale. Si parla addirittura della possibilità di ispezionare gli hard disk, i telefoni e i lettori Mp3 delle persone in viaggio, e di limitazioni all'accesso Internet in seguito alle violazioni riguardanti il download. Si teme, anche, una restrizione alla circolazione dei medicinali in seguito a restrizioni sui brevetti.

Qui il link del testo dell'Acta, e sotto il file salvato, perché il link non sempre funziona.


Francesca Barca
Europa451

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Photo: Anne Van Gemert
Il Ppe, che ha vinto le ultime due elezioni europee – 2004 e 2009 – è riuscito a collaborare con l'esperto in comunicazione Ravi Singh, che si è occupato della strategia Internet della campagna di Obama nel 2008. «All'inizio ho lavorato per il Partito Repubblicano», ricorda, «perché sono stati i primi a bussare alla mia porta». Antonio Lopez Isturiz, segretario generale del Ppe afferma: «alle elezioni del 2014 le cose saranno molto diverse: dobbiamo prepararci adesso». 



Ogni occasione è buona per creare empatia con i propri partner: questo è quello che Ravi Singh cerca di spiegare ai futuri leader della destra europea al meeting dei giovani del Ppe a Parigi il 10 aprile scorso (Yepp in iglese). «La tecnologia non è affiliata ad alcun partito», ha detto presentando loro la nuova strategia del Ppe. Questo americano di origine indiana è considerato lo “Steve Jobs della comunicazione politica”: ha 39 anni, si dice ancora single e interagisce con il pubblico durante la presentazione. Nelle parole di Singh, «le campagne elettorali si svolgano nel caos: nessuno ha tutte le competenze necessarie per vincere le elezioni». Sottolinea, per questo, la  necessità di sfruttare le reti di amicizia e contatti per creare "coscienza politica", in primo luogo,  e trovare «i finanziamenti della campagna» dall'altro. 

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Home page del sito My European People party
Promuovere l'e-Democracy, attirare i giovani nelle reti sociali

Per vincere le elezioni del 2014, al Ppe è stata proposta la e-democracy. Il cuore di questa strategia sono le nuove tecnologie. A questo scopo è stato presentato in anteprima il sito My European People party (Myepp.eu)  – che verrà lanciato ufficialmente il 10 maggio –  che ha lo scopo di attirare i giovani sostenitori del Ppe nei sociali network: Facebook, Ning, Twitter, Flickr, MySpace, YouTube e altri. La parola chiave, da oggi, sarà "condivisione". Tutti i militanti del Ppe sono chiamati a  girare video, scattare foto, fare ricerca Internet e poi “share” sui social network. Il tutto per creare «consapevolezza del progetto politico del Partito popolare europeo». «La tecnologia dovrebbe aiutare il partito e il candidato. Come? Incoraggiando l'elettore a votare per loro», spiega Ravi Singh. L'obiettivo principale è non solo di interagire, ma anche interpretare i dati che arrivano da fonti e parti diverse. «Chi di voi legge gli articoli fino alla fine? Io no. Ma, al contrario, quando guardo un video, arrivo in fondo», sintetizza, Ravi Singh. 
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Il sito di Ravi Singh

Social network non vuol dire vittoria

Ciononostante, durante la campagna elettorale europea del 2009, il Partito Socialista europeo (Pse), ha sviluppato una strategia simile, ma che non ha funzionato affatto. Il suo Presidente, Poul Nyrup Rasmussen, ha investito nei social network, nell'estetica, nell'innovazione, nel dibattito in rete e con i giovani. Il risultato? La peggiore sconfitta elettorale che abbiano mai subito. «I socialisti hanno dimenticato una cosa molto importante», afferma Antonio Lopez Isturiz, «non hanno un leader o un candidato a presiedere la Commissione, una persona che incarni la strategia che, riconosco, era per altro ben progettata». Quelle del 2014 saranno le prime elezioni europee in cui ogni partito dovrà proporre un candidato per la Commissione europea e avere un leader disposto a diventare, eventualmente, Presidente dell'Ue. «Per ora, Van Rompuy, sta facendo un ottimo lavoro, ma a profilo basso», riprende il Segretario generale del Ppe. «Nel 2014 questa cosa potrebbe cambiare». 

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La campagna elettorale continua

Il 2014 è vicino e si dovrà pensare a un leader. «La leadership si ottiene affrontando momenti difficili, non per essere il primo della classe», dice Lopez Isturiz. Il Ppe vuole lavorare sulla sua immagine di partito-leader e di partito “pieno di leader” in tutti i Paesi dell'Ue.  In un contesto di crisi di legittimità dell'Unione europea, di fragilità nella zona dell'euro, di disoccupazione galoppante, di perdita di competitività e di rinascita del nazionalismo, quando la maggior parte le persone a rimane a casa il giorno delle elezioni, è chiaro che mancano leader. «Sono un leader o semplicemente mi faccio chiamare così?», Ravi Singh incalza i giovani del Ppe. Questi giovani devono essere la punta di diamante di una strategia in cui tutti loro sono “comunicatori” attraverso Internet. Se ciascuno di loro comunica con le sue centinaia di contatti, ogni proposta arriverà alla maggioranza della società. «Dietro la strategia on-line, ci deve essere una struttura di partito forte, e questa struttura dovrebbe basarsi su organizzazioni di cittadini in Europa, una sorta di  ramificazioni al servizio di questi partiti politici», continua Singh. È il concetto è la campagna continua: «Obama ha vinto le elezioni del 2008, ma continua 'l'interazione” con i cittadini.Perché? Perché prepara le elezioni del 2012». 

Myepp: la nuova community del Ppe

«Myepp.eu è concepito come una porta verso l'universo del Partito popolare europeo», hanno spiegato i responsabili. Entrando, l'utente crea il suo profilo, come in qualsiasi social network. Da lì, è possibile scegliere uno qualsiasi dei gruppi di discussione. Esiste un ma? Le discussioni sono divisi per lingua. Ravi Singh è convinto che questo tipo di strategia di comunicazione non è incompatibile con la molteplicità delle lingue in Europa. Oltre a darsi l'accoglienza, una volta entrati su questo sito gli utenti possono creare un blog personale, condividere video, foto e il loro calendario di eventi con altri: sia all'interno Myepp.eu, sia all'interno di  altre reti sociali come Facebook o Twitter. Inoltre, possono invitare i loro contatti ad unirsi a questa rete. È anche possibile fare donazioni che andranno alla fondazione del partito. Il Ppe sta cercando di mettere insieme i 500 milioni di dollari che Obama ha ottenuto con i donatori attraverso Internet? Antonio Lopez Istúriz spiega che la normativa comunitaria è ancora troppo rigida da questo punto di vista e impone molte restrizioni al finanziamento indipendente dei partiti politici. Per cui, almeno per ora, non esiste questa possibilità. 

Ed è un peccato, perché se c'è una cosa che manca ai partiti politici per organizzare delle vere e proprie campagne europee e indipendenti dai bilanci dei partiti nazionali, sono proprio più soldi. Per il 2009 l'Ue ha messo a disposizione, per tutti i partiti in campagna elettorale, 10 milioni di euro. La campagna elettorale americana ha mobilitato 30 milioni di dollari. Il Ppe, dal canto suo, annuncia che nel 2010 ha raddoppiato il suo budget per la comunicazione, che rappresenta ora il 10% del budget totale. Ma non vogliono comunicare la cifre. 

Fernando Navarro Sordo 
Europa451 

Foto: Anne van Gemert 

 


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