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Martedì 23 agosto l'Unione europea ha approvato due programmi di assistenza finanziaria per la Tunisia per un totale di 110 milioni di euro che andranno a sostenere i gruppi e le regioni penalizzate e il settore dei servizi. 

Martedì 23 agosto l'Unione europea ha approvato due programmi di assistenza finanziaria per la Tunisia per un totale di 110 milioni di euro. Lo ha annunciato la Commissione europea, aggiungendo che si tratta di «sostenere il processo di transizione politica e economica». 
Il primo programma destinerà 90 milioni di euro ha come scopo la riduzione delle diseguaglianze, andando a investire verso le regioni e i gruppi sociali penalizzati. I restanti 20 milioni saranno investiti nella modernizzazione del settore dei servizi. Questi fondi sono un sostegno che l'Ue intende dare al Paese dopo la rivoluzione che ha deposto, il 14 gennaio scorso, il dittatore Ben Ali al potere da 23 anni. 
 
Štefan Füle , Commissario europeo alle politiche di vicinato, ha dichiarato che «la Commissione europea segna così il suo sostegno alle misure di rilancio messi in piedi dal Governo tunisino e la sua fiducia sul futuro dell'economia del Paese».

Ricordiamo che la Tunisia è stato il primo paese del Mediterraneo a sottoscrivere, nel 1995, un accordo di associazione con l'Unione europea mentre, dal 2008, esiste un accordo di libero scambio di prodotti industriali. 

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Foto: Sonic/Sega (screenshot)
La Commissione europea ha aperto una Consultazione pubblica per armonizzare le norme sulla notifica delle violazioni dei dati personali (“data breaches”) nei Paesi dell'Unione europea.

La Commissione europea ha aperto una Consultazione pubblica per armonizzare le norme sulla notifica delle violazioni dei dati personali (“data breaches”) nei Paesi dell'Unione europea. Lo scopo è quello di rendere più efficiente il processo attraverso il quale gli Internet provider e gli operatori telecom comunicano e rendono pubbliche queste fughe di dati, sia all'Autorità nazionale competente, sia al singolo coinvolto. 

Gli ultimi casi di fughe o furto di dati sono, infatti, preoccupanti: Sega, l'azienda di videogiochi, ha subito un attacco che ha toccato 1,3 milioni di utenti e che ha toccato dati come email, password e date di nascita; Sony si è vista trafugare i dati di 360mila utenti, mentre Nintendo ha subito un attacco (senza conseguenze). 

«Gli operatori delle telecomunicazioni e gli Internet provider detengono molti dati dei loro clienti, come il nome, l'indirizzo, le coordinate bancarie, i dati delle chiamate, di connessione (…). L'Ue chiede di mantenere questi dati segreti e sicuri anche se capita che vengano persi o rubati. Secondo la direttiva Ue (2002/58/EC) attualmente in vigore se una violazione avviene il provider deve riportare l'avvenuto all'Autorità nazionale incaricata e deve informare direttamente il privato (…). Per avere la sicurezza che le violazioni (“data breaches”) vengano riportate la ePrivacy Directive permette alla Commissione di proporre delle misure di implementazione (regole pratiche per completare la legislazione attualmente in vigore) per rendere le notifiche più efficaci. Il primo passo della Ce è di chiedere a tutti i soggetti toccati (operatori di telecomunicazioni, Internet providers, Stati Membri, Autorità di protezione dei dati, associazioni dei consumatori) di partecipare per raccogliere le idee, fare il punto sulla pratica esistente e pensare a nuove regole. Questo aiuterà la Commissione a redigere nuove leggi e armonizzare le legislazioni nazionali sulla protezione dei dati. I partecipanti sono pregati di apportare esempi pratici su come gestiscono le fughe di dati personali e il procedimento di notifica agli Stati ai quali appartengono. La Commissione invita anche le organizzazioni non direttamente toccate dal processo, come le associazioni di consumatori, ad esprimere il loro punto di vita anche se non potranno rispondere a tutte le domande» (Traduzione libera dal testo di introduzione alla consultazione). 

Per partecipare clicca qui

La consultazione è aperta fino al 9 settembre prossimo e i risultati, come al solito, verranno pubblicati su Internet. 

Francesca Barca
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Consultazione pubblica per la qualità dell'aria nell'Ue
 
 
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Foto: fb
Fino al 30 settembre prossimo è possibile partecipare a una consultazione pubblica sulla qualità dell'aria in Europa. 

Lo scopo di questa consultazione pubblica è quello di mettere insieme l'opinione dei cittadini e tutte le informazioni sulla efficacia, i punti forti e le critiche sulla qualità dell'aria nei Paesi dell'Unione europea. Il questionario (in inglese) si compila in cinque minuti e non richiede particolari competenze. Inoltre non è necessario rispondere a tutte le domande. 

È probabile che attraverso questa consultazione si voglia modificare l'attuale direttiva su queste tematiche, la 2008/50 e la 2004/107. I risultati verranno poi diffusi dalla Commissione europea via Internet. Per partecipare clicca qui


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foto: wee lakeo/Flickr
Secondo Eurobarometro il 44% degli internauti europei si perdono informazioni importanti perché non capiscono la lingua della pagina web che stanno consultando. L'inglese resta la lingua straniera più letta, ma gli inglesi sono quelli che leggono meno in altre lingue.

Secondo Eurobarometro il 44% degli internauti europei si perdono informazioni importanti perché non capiscono la lingua della pagina web che stanno consultando. Allo stesso modo, quando si tratta di comprare on line, meno di uno su cinque europei lo fa in una lingua che non è la sua.

Anche se il multilinguismo della Rete è qualcosa di naturale si dalla diffusione di Internet, le combinazioni sono quasi sempre le stesse: per questo chi opera on line deve investire nella traduzione per guadagnare quote di mercato. La Commissione europea gestisce il sito Internet più grande del mondo, www.europa.eu, che è fatto in ben 23 lingue diverse. Dall'altro lato finanzia ogni anno con decine di milioni di euro una trentina di progetti di ricerca sulle lingue e i contenuti digitali. 
Gli europei che leggono di più in lingue straniere sono gli sloveni (93%) e i greci, maltesi, ciprioti e lussemburghesi (90%). Al lato opposto ci sono gli inglesi (9%), gli irlandesi (11%), i cechi (23%) e gli italiani (25%). La lingua straniera più letta resta, ovviamente, l'inglese. 


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Foto: nozoomii/Flickr
Un sondaggio dell'Eurobarometro dice che il diritto che i cittadini dell'Unione europea apprezzano di più è la libertà di circolazione. 

L'Unione europea ha appena pubblicato i risultati di un sondaggio speciale dell'Eurobarometro che interroga i cittadini Ue a proposito dei diritti “europei” che ritengono più importanti. Il diritto più “apprezzato” è la libertà di circolazione, che ha ottenuto le preferenze del 48% degli interrogati. Al secondo posto, con il 33% dei consensi, c'è il diritto a una amministrazione corretta delle istituzioni europee, che evidenzia come i cittadini siano sensibili ai temi della burocrazia e della corruzione.

Preoccupante, invece, il fatto che l'85% degli intervistati non conosce – o conosce poco – la Carta europea dei Diritti Fondamentali, che è in vigore dal 2009. Questa carta ha, dopo la firma del Trattato di Lisbona, lo stesso valore dei Trattati Ue (il testo lo trovate qui). 

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Nel 2010 sono diminuite del 13% le falsificazioni di banconote: i 50, 100 e 20 euro sono i più copiati. E si parla già di cambiare le immagini. 

Nel 2009 furono rilevati in circolazione 860mila biglietti falsi di euro: questa, almeno, è la cifra diffusa dalla Commissione europea e dalla Banca Centrale europe (Bce). Si tratta di un 13% in meno rispetto agli ultimi tre anni quando, invece, questa cifra continuava ad aumentare. Le più “falsificate” sono le banconote da 50 euro, seguite da quelle da 100 e 20. Questi tre tagli rappresentano il 90% delle falsificazioni. 

Questa cifra è ancor più positiva se si considera che alla fine del 2010 il numero di biglietti “veri” in circolazione è aumentato fino ad arrivare a 13,6 milioni. Le banconote di euro stampate dalla Bce sono tra le più sicure in circolazione: «La proporzione di imitazioni è talmente bassa che qualunque operazione contro una rete di falsificatori aumenta di molto la percentuale di evoluzione di un anno per l'altro», sostiene Algirdas Semeta, Commissario europeo alla Fiscalità e alla Finanza. 

Il fatto che sia stata scelta Europol come Agenzia di supervisione e ufficio centrale di coordinamento per la protezione dell'Euro, sotto la supervisione della Bce spiega, forse, l'efficacia di questa lotta contro la frode. Una settimana fa la polizia spagnola e bulgare hanno, infatti, bloccato una rete che stava facendo circolare biglietti falsi per un valore di 660mila euro. 

Dal 2011 l'Ue ha iniziato a far circolare banconote di “nuova generazione” in modo da aumentare la sicurezza dei biglietti. Allo stesso tempo, già da alcuni anni, molti eurodeputati stanno facendo una campagna per cambiare le immagini sopra gli euro, aggiungendo “elementi più vivaci” in modo da evitare di avere «un'immagine fredda della costruzione europea». Nelle intenzioni dei promotori le nuove banconote dovrebbero riflettere scene della storia dell'Ue. 
 
 
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Un video, divertente, della Commissione europea per l'occupazione, gli affari sociali e l'inclusione per promuovere la conoscenza della tessera europea di assicurazione sanitaria. 
La tessera europea di assicurazione malattia (European Health Insurance Card,) è una carta che consente ai cittadini dei ventisette Paesi Ue (più  Islanda, Liechtenstein, Norvegia eSvizzera) di accedere alle cure mediche quando si trovano fuori dal loro paese di residenza con gli stessi diritti dei residenti. Questa tessera è in vigore dal 2004. 

In occasione dell'estate e delle imminenti vacanze della maggior parte dei cittadini Ue, la Dg della Commissione europea per l'occupazione, gli affari sociali e l'inclusione ha lanciato uno spot dove "invita" i cittadini a munirsi di questa tessera per evitare qualunque problema in viaggio. 

Il video è in francese, ma non richiede particolari traduzioni. 
Se dovete partire tutte le informazioni le trovate qui

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Foto: Sinistra Ecologia e Libertà/Flickr
Il ciclo completo dell'energia nucleare non costa, attualmente, al consumatore il prezzo complessivo. Questo perché i costi di manutenzione degli impianti, di smaltimento delle scorie radioattive e di sicurezza sono stati quasi sempre a carico delle amministrazioni pubbliche. Dopo il disastro giapponese l'Europa sta cambiando opinione. 

Durante il ciclo completo di una centrale nucleare esistono una serie di costi che, in regola generale, non pesano sugli operatori privati e, per questo motivo, non si ripercuotono nel mercato e nella fattura del consumatore. Questo costi hanno spesso a che fare con la gestione delle scorie radioattive, con i costi di sicurezza in caso di incidente e con quelli relativi allo smantellamento di un impianto in disuso.

In Europa di solito sono le amministrazioni pubbliche che si assumono questi costi, che  in genere sono molto alti. «Se questi costi fossero compresi nel costo di produzione dell'energia nucleare è molto probabile che ne risentirebbe la competitività», avverte l'eurodeputato verde Michail Tremopoulos. Per esempio, l'autorità britannica incaricata dello smantellamento delle centrali obsolete, la Nuclear Decommissionning Authority, valuta nel suo rapporto annuale 2009/2010 costi futuri per 44,5 milioni di sterline.


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Fonte: Società Nucleare europea/ La Vanguardia
Secondo il democristiano Günter Öttinger, Commissario europeo all'energia, questa situazione deve finire presto: «Il prezzo dell'elettricità deve riflettere il suo cossto reale», afferma l'uomo, che fa parte del partito di Angela Merkel, anche lei impegnata nel dibattito nucleare. La Germania, infatti, ha annunciato, il 30 maggio scorso, che entro il 2022 verranno spenti tutti i diciassette reattore nucleari che sono sul suolo tedesco. Anche la Svizzera, paese non Ue, ha dichiarato che entro il 2034 chiuderà le sue cinque centrali nucleari. Oggi sono 14 i Paesi Ue hanno dei reattori nucleari su loro territorio, per un totale di 143: i Paesi che ne hanno di più sono la Francia, con 58, 17 in Germania, 19 in Inghilterra. 

In Europa si sta facendo sempre più strada un principio: “Chi contamina, paga”. Questo verrà applicato al trasporto e all'industria in generale, che forzerà da ora in avanti gli operatori produttori di energia nucleare a pagare la fattura dei costi marginali sopra citati. Ovviamente gli operatori, di conseguenza, ammortizzeranno questi costi facendoli pagare al consumatore finale che si renderà finalmente conto del prezzo reale dell'energia nucleare. La cosa toccherà particolarmente i Paesi che hanno goduto di energia nucleare sovvenzionata, come Francia, Finlandia o Regno Unito.

Il 25 maggio scorso Günter Öttinger ha anche annunciato che è stato trovato un accordo sui test nucleari in Europa: si prevedono prove contro grandi catastrofi naturali in tutti i Paesi Ue per verificare la tenuta degli impianti presenti sul territorio europeo. 

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Giovedì 26 maggio Cafebabel Bruxelles organizza un dibattito sui futuri rapporti tra Europa e Mondo arabo: 
"L’Europe et le monde arabe, quelles (r)évolutions à venir ?" (L'Europa e il mondo arabo: quali r-evoluzioni?).

Dopo la caduta dei dittatori e lo sconvolgimento geopolitico di queste regioni, come evolveranno i rapporti tra i due mondi? Come deve comportarsi l'Europa rispetto ai nuovi regimi che nasceranno?
Se ne parlerà con:

Malika Benarab-Attou: deputata europea, membro della Delegazione per le relazioni con il Paesi del Maghreb; 

Olaf Deussen: Fondatore e Presidente di EuroArab Forum

Labib Fahmy: corrispondente di Al Jazeera à Bruxelles

Dove? 
26 maggio alle 18h30
Café Saint Hubert
Place des Chasseurs Ardennais 20 - 1030 Schaerbeek

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Qui il sito di cafebabel Bruxelles

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Foto: Niv Singer/Flickr
Il 17 maggio è la Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia. Per l'occasione Ilga Europe ha pubblicato una mappa dello stato dei diritti degli omosessuali nei Paesi Ue. Il 10 maggio scorso il Tribunale del Lussemburgo ha emesso una sentenza a favore delle coppie gay. 

Il 17 maggio è la Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia. Per l'occasione l'Ong Ilga Europe (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) ha pubblicato un rapporto che analizza la situazione dell'Europa rispetto alla sua popolazione gay, lesbica e transessuale. Tra i Paesi Ue, quelli che nel 2011 hanno maggiormente discriminato i loro cittadini gay troviamo Cipro, Italia, Lituania e Malta. A questi si aggiungono, per discriminazioni e a volte persecuzioni, Paesi non (ancora) Ue come Ucraina, Bielorussia, Turchia e Russia. La Spagna si classifica al secondo posto per le migliori leggi, subito dopo la Gran Bretagna. 


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Mosca non ha mai autorizzato un Gay Pride: il primo sarebbe previsto per il prossimo 28 maggio, ma ancora il sindaco non ha assicurato che rilascerà il permesso, nonostante le pressioni di Catherine Ashton, Alto Rappresentante degli Affari Esteri Ue. 
Il rapporto di Ilga Europe sottolinea che, in generale, in Europa non ci sono stati miglioramenti per il movimento LGTB nell'ultimo anno; ciononostante il 9 maggio scorso il Tribunale europeo di Giustizia del Lussemburgo ha emesso una sentenza che sostiene che i benefici pensionistici devono essere estesi non solo ai coniugi legalmente sposati, ma anche a coloro che hanno formato una unione civile con qualcuno dello stesso sesso. Questa sentenza riguarda sopratutto Paesi come Francia, Slovenia, Repubblica Ceca, dove non esiste il matrimonio omosessuale, ma dove si accettano le unioni civili tra persone dello steso sesso. I Paesi Ue che hanno legalizzato il matrimoni omosessuale sono Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia. 

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