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Philippe Leroyer/Flickr
Il 12 novembre il Parlamento lituano ha adottato in prima lettura una modifica dell'articolo 214 del Codice Amministrativo in cui si sostiene che «la promozione pubblica di rapporti omosessuali dovrebbe essere punita con multe tra  2000 e 10mila litas», cioè tra i 580 e i 2900 euro. 

Il 12 novembre il Parlamento lituano ha adottato in prima lettura una modifica dell'articolo 214 del Codice Amministrativo in cui si sostiene che «la promozione pubblica di rapporti omosessuali dovrebbe essere punita con multe tra  2000 e 10mila litas», cioè tra i 580 e i 2900 euro. Per i promotori della legge si tratterebbe di applicare una normativa sulla protezione dei minori che vieta di far entrare in contatto i bambini con informazioni che denigrano la famiglia o il matrimonio tradizionale. 

Una proposta del genere, se adottata, potrebbe limitare la diffusione di campagne che riguardano l'orientamento sessuale o di genere, la diffusione di materiale informativo sulla salute di persone gay o transessuali o l'organizzazione di Festival o del Gay Pride. 


Il disegno di legge è stato proposta dal deputato Petras Grazulis,noto per le sue idee omofobe e per la sua contrarietà alla Marcia dell'Orgoglio Baltico che si è tenuta a Vilnius l'8 maggio scorso. 

L'iniziativa è stata porta all'attenzione della Commissaria europea Vivian Reding su proposta dell'Alde, il gruppo liberale e democratico del Parlamento Europeo. 

Secondo Amnesty International si tratta di una iniziativa «chiaramente discriminatoria che comporta una restrizione delle libertà delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Inoltre viola gli obblighi presi dalla Lituania nel campo del diritto internazionale». Per questo Amnesty ha pubblicamente chiesto a tutti i parlamentari del Paese di votare contro questo emendamento al secondo turno di voto che si svolgerà domani, 16 dicembre 2010 e ha lanciato una petizione a sostegno (Qui). 

Fernando Navarro
Europa451
 
 
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Riapertura dei dossier di Ceuta e Melilla, richiesta di visto per i cittadini spagnoli che entrano in territorio marocchino, inchieste sui crimini contro l'umanità commessi dall'esercito spagnolo durante la guerra: ecco alcune delle proposte dell'esecutivo di Rabat nella prospettiva di rivedere le relazioni bilaterali tra Spagna e Marocco. Un'offensiva diplomatica dovuta alla condanna di Madrid delle azioni  marocchine nei campi sahrawi. 

La notte scorsa la Camera dei Consiglieri (la Camera Alta del Parlamento marocchino) ha approvato una mozione con la quale si chiede la mobilitazione per la «difesa delle cause sacre della nazione e, soprattutto, dell'unità territoriale». La mozione è stata presentata da due delle principali formazioni al Governo con lo scopo di inoltrare alla Quarta Commissione dell'Onu – incaricata dei processi di decolonizzazione – il dossier di Ceuta e Melilla. Ricordiamo che si tratta di due città autonome sulla costa marocchina passate alla corona spagnola durante la Reconquista dei re cattolici nel 1497.  Lo statuto di città autonoma nella legislazione spagnola è una via di mezzo il “comune” e la “comunità autonoma”.  

Il Rappresentate del partito del Gruppo Costituzionale unificato (maggioritario in Parlamento), Driss Radi, ha chiesto all'esecutivo di «mandare un dossier su Ceuta e Melilla alla Commissione Onu». Pare che la domanda sia stata sostenuta dal Partito Autenticità e Modernità, ritenuto vicino alla monarchia. Questa richiesta fa in realtà parte di un'offensiva che Rabat sta lanciando contro la Spagna. Driss Radi ha infatti chiesto all'esecutivo di sollecitare la richiesta di visti per i cittadini spagnoli che chiedono di entrare in Marocco (secondo il principio di reciprocità); ha proposto di sospendere tutti i programmi di cooperazione bilaterale in materia di immigrazione illegale, narcotraffico e terrorismo e ha lanciato l'idea di creare delle commissioni per le vittime di crimini contro l'umanità commessi dall'esercito spagnolo durante la guerra coloniale. Si tratta della stessa risoluzione adottata il giorno precedente dalla Camera altra del Parlamento con la quale si sollecitava a rivedere le relazioni congiunte Spagna-Marocco.  

L'offensiva marocchina è ritenuta una diretta conseguenza della posizione presa dal Congresso dei Deputati spagnolo del 2 dicembre scorso con il quale si esortava il Governo a «a condannare i violenti incidenti» avvenuti durante lo sgombero di un campo sahrawi e veniva chiesto di esprimere alle autorità marocchine «la preoccupazione sulle violazioni dei diritti umani nel Sahara occidentale». Il tutto facendo comunque molta attenzione a non attaccare direttamente Rabat. 
La presa di posizione del Congresso (Camera bassa delle Corti Generali, l'organo costituzionale che rappresenta il popolo spagnolo) ha ricalcato quella del Senato spagnolo del 1° dicembre scorso, che chiedeva la condanna delle recenti violenze avvenute nel Sahara occidentale e alla quale il Psoe di Zapatero non aveva aderito. 
L'8 novembre scorso, infatti l'esercito marocchino è entrato ad Agdam Izikm, campo sahrawi a 12 chilometri da Al Aaiun (capitale amministrativa del Sahara Occidentale), causando 13 morti secondo gli attivisti, due (e nell'esercito) secondo Rabat. 
La stessa presa di posizione è arrivata dal Parlamento europeo il 25 novembre scorso che, con una mozione promossa dal deputato Luigi de Magistris esprimeva la condanna dell'assalto delle forze armate marocchine contro il campo Izik Gdeim, chiedendo l'istituzione di un monitoraggio delle Nazioni Unite.

Francesca Barca
Europa451

 


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