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Opinione. Il movimento degli “indignati” si è fatto sentire in diversi Paesi europei (e non solo) in questo 2011 spaccato dalla crisi economica. In Germania non ci sono state proteste del genere ma un partito, quello Pirata, ha portato al Parlamento di Berlino – dove è arrivato con l'8,9 dei voti – istanze molto simili. 

Gli “indignati” si sono fatti sentire in diversi paesi europei, ma non in Germania. Qui però c'è un partito che porta avanti diverse rivendicazioni, e con successo. Si tratta del Partito Pirata, che è appena entrato nel Parlamento di Berlino con l'8,9% dei voti e 15 seggi. Il Partito Pirata è nato in Svezia nel 2006 dopo una battaglia sul diritto d'autore. Il Piratpartiet svedese ha poi prodotto, negli anni, “imitazioni” in una ventina di Paesi.

La Germania, prima potenza economica europea, ha un tasso di disoccupazione del 7%. In molti la guardano come un esempio da seguire o come una società che “funziona”, messa in antitesi rispetto ai paesi – come la Grecia, il Portogallo e ultimamente, l'Italia – coperti di debiti. Ma le disuguaglianze crescono, comunque, sull'altare della competitività. La principale ragione è legata alle esportazioni, che sono uno dei capisaldi del sistema tedesco, sostenute da una politica salariale regressiva dalla metà degli anni Novanta. Quindi i motivi per indignarsi ci sono. 

I Pirati lo hanno capito bene e si sono impegnati in una battaglia per lo stipendio minimo in tutti i settori, così come gli indignati greci hanno manifestato conto la disoccupazione. 

Come gli indignati spagnoli di “¡Democracia real YA!” i Pirati tedeschi vogliono una democrazia partecipativa e, soprattutto, trasparente, dove i cittadini possano essere informati, a tutti i livelli. Hanno già condotto, per esempio, a fianco della società civile, una campagna per un referendum di iniziative popolari sui contratti di privatizzazione della compagnia che gestisce l'acqua a Berlino. Grazie a questa campagna uscirono le informazioni sui dividenti – assolutamente sproporzionati – di questi contratti. 

Il Partito Pirata ha alzato la voce anche contro le collusioni tra economia e politica – quello che altrove chiamiamo “conflitto di interessi”, ndr – e contro la corruzione, che è un tema che ha cavalcato la protesta degli “indignati” in tutta Europa. E avanzano anche richieste dal suono “sociale” come trasporti pubblici gratuiti e il diritto alla casa per tutti. 

Praticano anche una forma di onestà intellettuale ormai sconosciuta nei “partiti tradizionali” e che gli “indignati” vorrebbero vedere invece nella politica. Durante la campagna elettorale a Berlino il candidato per il partito pirata ha dichiarato candidamente di non essere abbastanza informato su alcuni punti, cosa che normalmente i politici tradizionali non fanno. 

Al di là dei temi “fondanti” come il diritto d'autore e la Neutralità della Rete, il Partito Pirata si impegna, come gli “indignati”, per far emergere una vera democrazia, più partecipativa, più vicina ai cittadini. 
Questo fondo comune si ritrova difeso in diversi modi, a seconda dei paesi: in Grecia o in Spagna ha una forma, mentre in Germania, dove si è abituati all'istituzionalizzazione, un'altra. È da vedere, ovviamente, se i Pirati riusciranno a concretizzare, dal punto di vista parlamentare, le loro rivendicazioni. E se questo partito potrà emergere in maniera significativa anche in altri Paesi. 
 
Sergio Marx
Europa451

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