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Foto: MoMoNWI/Flickr
I giovani egiziani protestano da oltre una settimana contro il regime di Mubarak. In alcuni casi i cortei si sono bloccati per permettere ai manifestanti di pregare. Guarda i video. 

Continuato in Egitto le rivolte inziate il 25 gennaio scorso per chiedere la fine del regime di Hosni Mubarak, al potere dal 1981. Se inizialmente il regime aveva optato per una scelta più liberale - lasciar protestare la gente - poi, vista l'entità presa dagli scontri, sono iniziate azioni più violente: oscuramento dei social network, divieto di manifestazioni e arresti arbitrari. Il 28 gennaio sono stati anche oscurati i quattro principali Internet provider del Paese. Anche qui, come in Tunisia, sono i giovani a manifestare: si tratta del 70% della popolazione che è sotto i trent'anni e che, come in altri Paesi del Magreb, hanno vissuto sempre sotto la dittatura senza alcuna prospettiva lavorativa o di sviluppo. 

Nel video qui sotto (dal minuto 3, 18) si vedono i manifestanti interrompersi per mettersi a pregare. 

Qui sotto un video di AlJazeera English che mostra i manifestanti bloccarsi per pregare e contrattare con la polizia per poterlo fare. 
 
 
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http://saadharoon.com/
Un giovane comico pakistano, dopo aver dedicato una canzone satirica a una misteriosa donna dal burqa sullo note di Pretty Woman, si lancia in uno show televisivo umoristico. 

Il comico pakistano Saad Haroon ha postato, il nove dicembre scorso, un video su YouTube in cui, sulle note della famosa Pretty Woman di Roy Orbison, dedica il suo amore a una misteriosa Burka Woman. La canzone racconta l'amore platonico del giovane per questo "sexy ninja": Saad, con grande umorismo descrive le sue pene d'amore nel "flirtare con questo living-room curtain". O ancora: "Burka woman, il mio amore per te cresce ogni volta che vedo le tue dita". Il video ha fatto, ad oggi, oltre 160mila spettatori: alcuni lo accusano di dare dall'Occidente dei motivi per attaccare l'Islam, altri lo minacciano di morte, mentre alcuni si felicitano perché si può ridere anche di temi come questo. 
"Non so se sono coraggioso. Sono un comico e il mio lavoro è fare ridere", ha detto Haroon al Telegraph. Il giovane ha anche aggiunto di essere stato contattato da donne che lo ringraziano della canzone. 
Il giovane, 33 anni, oggi prova, secondo il Guardian, a creare uno show per la televisione: racconta di aver cominciato affittando una cantina e contattando tutti quelli che conosceva. La cosa ha funzionato e ora Haroon ha lasciato il suo lavoro "diurno" nella fabbrica di tessile del padre per iniziare a scrivere spettacoli. 


"In un Paese dove la maggior parte degli scrittori o muoiono di fame o scrivono drammi in Urdu è un grande rischio. E non solo per la sua carriera", dice The Guardian. Quello che il Guardian non spiega è come sarà possibile vista l'attuale legislazione in vigore in Pakistan. 

Ricordiamo che in Pakistan è in vigore dagli anni Ottanta una controversa legge sulla blasfemia promulgata dal generale Zia ul-Haq nel quadro dell'islamizzazione della società: la legge arrivava a condannare a morte coloro che offendevano l'Islam o il Profeta. Se nessuno è mai stato condannato alla pena capitale per questo motivo - la Corte Federale per la Sharia ha dichiarato questa pena non-conforme - molti sono stati incarcerati o multati. Ciononostante molti sono gli episodi di gente aggredita o uccisa a causa di questa legge. 

Francesca Barca
Europa451


Il sito di Saad Haroon
 
 
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Un cortometraggio animato di Fahem Med Ali che ripercorre la lotta del popolo tunisino. Il filmato è stato diffuso dal gruppo francese Court Métrage.
 
 
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Foto: halmustafa.tumblr.com/
Il principale Internet provider tunisino è accusato di registrare, senza il consenso degli utenti, gli username e le password per i servizi Yahoo!, Google e Facebook. Questo è solo una parte del meccanismo di filtraggio del web in atto nel Paese, amplicato dopo gli eventi di Sidi Bouzid. 

L'Agence tunisienne d'Internet (ATI, Agenzia tunisina di Internet), il principale Internet provider del Paese è accusato di registrare, senza il consenso degli utenti, gli username e le password per i servizi Yahoo!, Google e Facebook. Lo dice un articolo del magazine Tech Herald che, dopo aver intervistato degli esperti, giunge alla conclusione che l'ATI utilizzerebbe un linguaggio javascript per piratare queste informazioni. 

L'ATI, essendo un'agenzia governativa, dipende direttamente dal regime del Paese ed è pienamente all'interno del sistema di filtraggio della rete in vigore in Tunisia. 

Il sito dell'ATI, così come il sito ufficiale del Governo e dei Ministeri e della banca Zitouna sono, da lunedì 3 gennaio, sotto attacco informatico da parte di Anonymous, il collettivo che aveva già fatto parlare di sé dopo gli attacchi seguiti all'affaire Assange. 

Dopo il suicidio di Mohamed Bouazizi a Sidi Bouzid lo scorso 17 dicembre moti spontanei sono scoppiati nel Paese: i manifestanti hanno usato i social network (soprattutto Facebook) per comunicare e, in risposta, la polizia ha iniziato un vero attacco informatico. Blogger arrestati, conti bloccati, siti oscurati: è la guerra contro quello che i manifestanti chiamano"Ammar", l'apparato di censura dello Stato. 

Secondo il sito Assabilonline, (citato da Le Monde) sono state cancellate oltre 100 pagine personali e di gruppi critici contro il Governo. La pagina Facebook del sito Débat Tunisie (di cui abbiamo parlato qui) che contava oltre 12mila membri, è stata disattivata. 

Facebook in Tunisia conta 2milioni di utilizzatori, su una popolazione di 10 milioni. Siti come You Tube e Daylimotion non sono accessibili e su Facebook la popolazione ha potuto far girare dei video e delle gallerie foto delle manifestazioni. Alcuni esempi qui, qui e ancora qui

La Tunisia è classificata tra i "nemici di Internet" da Reporter sans Frontierer per il filtraggio del web che viene applicato quotidianamente nel Paese. 

Qui un articolo sull'arresto di blogger. 
Qui un sito che fa informazione contro la censura. 

Francesca Barca
Europa451


Leggi anche: 
Tunisia: il Paese in rivolta contro la crisi e la dittatura
 
 
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Un giovane di Sidi Bouzid, Mohamed Bouaziz, si è dato fuoco il 17 dicembre scorso davanti alla Prefettura come gesto di protesta. Da oltre due settimane la Tunisia è infiammata dalle proteste nate per ragioni sociali e che ora chiedono più apertura democratica. Una vignetta del dissidente Z.

Un giovane di Sidi Bouzid (300 chilometri a sud di Tunisi), Mohamed Bouaziz, si è dato fuoco il 17 dicembre scorso davanti alla Prefettura come gesto di protesta per la confisca della sua merce da parte della polizia che lo accusava di non possedere le autorizzazioni necessaire. L'uomo, 26 anni, lavorava come  ambulante di frutta e verdura.
Questo suicidio è apparso come l'unico gesto in grado di attirare l'attenzione del regime che ha perso ogni contatto con la popolazione. Il giorno dopo una manifestazione è stata organizzata a Sidi Bouzid, seguita da altre in tutto il Paese: la gente si rivolta contro la corruzione e la disoccupazione del regime del Presidente Ben Ali.

Il cinque gennaio scorso 5mila persone hanno partecipato al funerale di  Mohamed Bouaziz, le manifestazioni continuano a Tunisi e il sei gennaio l'ordine degli avvocati ha indetto uno sciopero per protestare contro il comportamento della polizia e contro l'arresto di numerosi bloggger.

Su questo si apre l'anno della gioventù tunisina, inaugurato da Ben Ali, che l'umorista Z ha così illustrato.
 
Quello che è successo a Sidi Bouzid  è la replica del dramma che ha avuto luogo a Monastir un anno fa, quando il giovane Abdesselem Trimeche si è bruciato vivo davanti al municipio.

Di fronte al silenzio dei media ufficiali la protesta è scoppiata in Internet, dove sono stati diffusi video degli scontri tra manifestanti e polizia che il Governo cerca di oscurare. In risposta i server governativi sono stati attaccati da Anonymous.

Dopo l'iniziale silenzio la stampa ufficiale è ora obbligata a riportare la notizia. Il settimanale Réalités, controllato dal governo, riconosce ora «l'aumento di collera a Sidi Bouziz», pur aggiungendo che «il Governo ha fatto dell'impiego e dello sviluppo della regione una delle sue priorità negli ultimi quindici anni».

L'illustratore clandestino Z è uno dei dissidenti più virulenti contro il regime di Zine Abidine Ben Alí. Da anni ormai pubblica le sue caricature e i suoi articoli sul sito web indipendente  Debatunisie, i cui articoli sono ripresi da tutta la blogosfera dissidenti filo-tunisina. Dopo 23 anni di dittatura il regime di Tunisi si trova di fronte a una rivolta popolare pacifica che è iniziata pare motivi sociali – soprattuto la discoccupazione giovanile – e che ora chiede un'apertura democratica.


Fernando Navarro Sordo e Francesca Barca
Europa451


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Tunisia: la censura sul Web
 


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