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Foto di Nina Bianchi (http://oti.newamerica.net/commotion_wireless_0=
A Washington si sta lavorando per realizzare il sogno di ogni hacker: un programma che permetta la creazione di una rete Wi-fi  indipendente da qualsiasi infrastruttura, anonima e criptata. Il progetto è finanziato dall'Open Technology Initiative e dal Dipartimento di Stato americano. 

Riporta Le Monde che a Washington qualcuno sta lavorando per realizzare il sogno di ogni hacker: un programma che permetta la creazione di una rete Internet Wi-fi completamente autonoma e indipendente da qualsiasi infrastruttura (telefono, cavo, satellite), anonima e criptata. 

Come si chiama? Commotion ed è diretto da Sascha Meinrath, un ex militante di Indimedia e dell'Internet libero. Commotion è a tutti gli effetti un progetto ufficiale: è finanziato dall'Open Technology Initiative (Oti) il dipartimento tecnologico della New America  Foundation che passa  all'equipe che lavora sul progetto 2,3 milioni di dollari all'anno (1,6 milioni di euro) a cui si aggiungono 2 milioni di dollari del Dipartimento di Stato Americano, interessato alle rete senza fili autonome da usare in situazioni di emergenza, come guerre e catastrofi. 

Una volta completato, Commotion funzionerà semplicemente installando, grazie a una chiavetta Usb, il programma su tutti i computer che si vogliono far rientrare nel network: alcune componenti sono già scaricabili dal sito Internet. Per la fine del 2012 dovrebbe essere pronta una versione del programma per il grande pubblico. 

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Qui l'articolo completo di Yves Eudes su Le Monde. 


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Strasburgo: interno della moschea (fb)
Mercoledì 3 agosto il Tagikistan, in nome della lotta all'integralismo, ha promulgato una legge che vieta ai minori l'ingresso nei luoghi di culto. 

Il Tagikistan ha vietato, mercoledì 3 agosto, l'ingresso ai minorenni nei luoghi di culto. La “legge sulla responsabilità parentale” era stata discussa a luglio e il Presidente tagiko, Emomali Rakhmon, l'ha promulgata due giorni fa. 

Il Paese, ex repubblica sovietica, ha oggi una forte maggioranza mussulmana: il 98% dei 7,5 milioni di cittadini del paese sono di religione islamica; ci sono inoltre 2500 protestanti e circa 70mila persone di origine russa di culto protestante.  La nuova legge vieta ai minori di 18 anni di frequentare i luoghi di culto, ad eccezione degli allievi di scuole religiose. 
Il Governo del Paese ha fatto della lotta contro l'integralismo religioso una delle sue priorità: questa legge contiene anche un emendamento che punisce, con pene fino ai 12 anni, i colpevoli di “insegnamento religioso illegale”. Va detto che il Paese condivide un migliaio di chilometri di frontiera con l'Afghanistan e che da circa vent'anni c'è in atto una guerra tra i sostenitori del Presidente e i ribelli islamici. 

Francesca Barca
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Un rapporto pubblicato il 20 luglio e realizzato da tre associazioni di difesa dei diritti umani mette in evidenza violenze e torture da parte della polizia tunisina dopo il 14 gennaio scorso. La polizia, che è stata la mano della repressione durante il regime di Ben Ali, necessita una profonda riforma. 

Mercoledì 20 luglio è stato pubblicato un rapporto – ‘‘La Tunisie post-Ben Ali face aux démons du passé’’ (qui in versione completa) –  sulla situazione dei diritti dell'uomo in Tunisia basato sui dati raccolti da una missione compiuta dalla Federazione Internazionale dei Diritti Umani (Fidh), dal Consiglio Nazionale per le libertà in Tunisia (Cnlt) e dalla Lega Tunisina per la difesa dei diritti umani (Ltdh) lo scorso maggio. Le tre associazioni hanno raccolto delle testimonianze di manifestanti che hanno subito, a Tunisi, Kasserine e Siliana, delle violenze dopo il 14 gennaio 2011, data in cui l'ex Presidente Ben Ali ha lasciato il Paese in seguito alla rivoluzione.  

Le testimonianze raccontano episodi di uso sproporzionato della violenza da parte delle Forze di Sicurezza Interna, cioè la polizia tunisina: persone malmenate, torture e arresti indiscriminati in presenza di persone con il volto coperto, riporta il quotidiano belga Le Soir. 

Ezzedin Guimouar racconta di essere stato picchiato fino ad aver perso la conoscenza e di essere stato arrestato mentre partecipava a una manifestazione pacifica a Tunisi, dopo la caduta di Ben Ali. Mohamed, gestore di una pizzeria a Siliana si è ritrovato la casa saccheggiata dalla polizia perché «dopo il 14 gennaio non volevo più lasciarli mangiare senza pagare». Secondo il documento non si tratta di una repressione sistematica, ma di qualcosa di «organizzato e deciso ad alti livelli» per mettere paura ai manifestanti. Il Ministro degli Interni tunisino,  Habib Essid, ha dichiarato che si tratta di atti isolati, da vedere come eredità del passato regime. 

Inoltre, anche se per la prima volta i tribunali tunisini accettano di prendere in carico casi di tortura, secondo il rapporto ci sono ancora seri problemi di funzionamento all'interno dell'apparato della polizia e di quello giudiziario. La polizia tunisina è stata l'organo che ha maggiormente contribuito alla repressione durante il regime di Ben Alì e oggi è mal vista dalla popolazione. In generale il sentimento è che nulla sia cambiato dopo la caduta del regime: la percezione si è amplificata dopo il rinvio delle elezioni per l'Assemblea Costituente, inizialmente previste per il 24 luglio, e spostate al 23 ottobre prossimo. 

Il rapporto mette in evidenza il fatto che le forze della polizia tunisina non sono mai state formate per gestire problemi di ordine pubblico. Un primo seminario sulla riforma della polizia si è tenuto a Tunisia il 16 maggio scorso organizzato dal Cnlt, dalla Coalizione della Società civile tunisina e dalla Ltdh. Hanno partecipato diversi responsabili del Ministero degli Interni, dei rappresentanti della società civile e degli esperti internazionali. 

Francesca Barca 

Europa451

Questo articolo è stato pubblicato su L'Indro il 27 luglio 2011
 


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