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shroncin/Flickr
Nel mercato centrale di Nairobi, che viene usato come base per il prezzo delle materie prime in Africa, il prezzo degli alimenti di prima necessità è aumentato del 42% nell'ultimo mese. Un chilo di farina costa già un quarto dello stipendio medio di un lavoratore della zona. 

La Ong Concern Worldwide ha presentato, il 12 ottobre scorso, il suo indice globale della fame nel mondo. La presentazione è avvenuta al Parlamento europeo a Bruxelles il 12 ottobre scorso. Secondo la classifica di Concern Worldwide il Paese che ha più fame è la Repubblica Democratica del Congo, insieme all'Eritrea e al Burundi. 

Secondo i responsabili di Concern Worldwide i prezzi delle materie prime nel Corno d'Africa sono un vero problema: nel mercato centrale di Nairobi, che viene usato come base per il prezzo delle materie prime in Africa, il prezzo degli alimenti di prima necessità è aumentato del 42% nell'ultimo mese. Un chilo di farina costa già un quarto dello stipendio medio di un lavoratore della zona. 

La domanda crescente di biocarburanti – soprattutto in Europa, Brasile e Stati Uniti – è una delle cause principali di questi aumenti. 

Si calcola che ogni giorni in Africa siano 239 milioni coloro che soffrono la fame: solo nella Repubblica Democratica del Congo sono in 50 milioni a soffrire di questo problema. 


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La sequenza di Persepolis che ha sollevato le proteste. (Foto dal film)
Venerdì 7 ottobre la tv privata Nessma TV ha proiettato il film Persepolis di Marjane Satrapi in dialetto tunisino. Circa 200 salafisti hanno attaccato i locali della Tv e manifestazioni sono apparse in tutto il paese. Nessma TV è stata denunciata e il suo presidente si è scusato con i tunisini. Manifestazioni islamiste anche all'università, a due settimane dalle elezioni. 

Venerdì 7 ottobre la Tunisia ha visto per la prima volta in Tv il film di Marjane Satrapi, “Persepolis”. La pellicola franco-iraniana è stata diffusa dalla televisione privata satellitare Nessma con i sottotitoli in arabo-tunisino.

A seguito di questa proiezione, domenica 9 ottobre circa 200 persone sono state disperse dalla polizia a Tunisi mentre marciavano in direzione dei locali di Nessma. Si trattava di gruppi di salafisti che, già nei giorni precedenti, come si evinceva dai social network, non approvavano la visione che il film da dell'Islam e della gioventù araba e, in particolare, una scena in cui Allah viene rappresentato come un vecchio con la barba, cosa vietata nell'Islam. 

Nessma Tv dopo gli eventi ha diffuso un comunicato stampa in cui si diceva che «gli uffici di Nessma oggi hanno subito un tentativo di assalto da parte di “barbuti” e di donne in niqab. Alcuni degli assalitori erano armati con coltelli e bastoni». A seguito dei fermi della polizia una decina di persone, secondo il Ministero degli Interni, sarebbero state arrestate.  
Oltre a questa manifestazione, che comunque si è risolta senza violenze, ci sono state marce contro il film a Gafsa, Nabeul, Ben Gardane, Le Kef, Susa e Medenina. 
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(foto: Persepolis)
Diversi gruppi, cittadini singoli e avvocati, per un totale di 143 persone, hanno, inoltre, denunciato  la Tv al punto che martedì  11 ottobre, in mattinata, l'Afp ha diffuso un comunicato dove annuncia che l'ufficio del procuratore della Repubblica di Tunisi ha deciso di aprire un'inchiesta preliminare sulla diffusione del film. 



Di stamattina, invece, la notizia che Nebil Karoui, presidente di Nessma Tv, si è scusato, sulle onde di radio Monastir, con il popolo tunisino: «Mi dispiace per coloro che sono stati offesi da questo passaggio, che offende anche me», ha detto ai giornalisti. Queste scuse sono particolarmente indicative del clima che la Tunisia sta vivendo: fino a ieri la posizione della Tv privata era piuttosto combattiva. Persepolis inoltre era già stato precedentemente diffuso in alcune sale cinematografiche in Tunisia. 

Polemiche sul velo all'università

Questi incidenti sono avvenuti a ridosso di altre manifestazioni di salafiti, questa volta a scapito della facoltà di Lettere di Susa dove il 5, 6 e 7 ottobre scorso dei gruppi sono entrati e hanno minacciato il rettore per “chiedere” l'iscrizione di una ragazza che porta il velo, precedentemente rifiutata dall'istituto in nome del regolamento interno. Il rettore ha obbligato l'istituto ad accettare la ragazza e, per questo, gli studenti e i professori stanno manifestando per chiedere sostegno. A questo è stata lanciata, Faïza Zouaoui Skandrani, presidente dell'associazione Egalité et Parité (che ha ottenuto la parità uomo-donna nelle liste elettorali in Tunisia), una petizione per chiedere che il velo sia vietato nelle istituzioni educative (NON AU NIKAB EN TUNISIE DANS LES INSTITUTIONS EDUCATIVES). Ad oggi la petizione ha raccolto 1137 firme. 

Questi incidenti, va ricordato, succedono a meno di due settimane dalle prime elezioni libere del dopo-Ben Ali. Il prossimo 23 ottobre, infatti, si terranno le elezioni per l'assemblea Costituente, che sarà incaricata di riscrivere la carta della nuova Tunisia. Per ora il partito Ennahda, islamico, è dato in testa a tutti i sondaggi. 

Francesca Barca
Europa451


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