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Foto: Warm 'n Fuzzy/Flickr
Un sito del North Carolina ha lanciato una serie - ben 345 - di siti web dedicati al basket completamente scritti da robot. 


Ce lo racconta TedCrunch, lo riprendono i francesi Owni e il blog Media Trend. Una start-up del North Carolina, StatSheet, ha lanciato, il 12 ottobre scorso (venerdì) un network di ben 345 siti Internet dedicati ad ogni Prima Divisione e delle Università del basket Usa. E tutti gli articoli sono scritti da un robot, o meglio, un generatore automatico di algoritmi. 

Media Trend rimanda ad un vecchio articolo de Le Monde del marzo 2009 dove si descriveva StatMonkey, un programma di intelligenza artificiale sviluppato all'università del Northwestern, a Chicago: «[Stats Monkey] lavora in maniera automatica dalla A alla Z. Comincia scaricando le tabelle di cifre pubblicato sui siti della lega del basket e li mette insieme: risultati minuto per minuto, azioni, strategie collettive, incidenti... Poi classifica questa massa di informazioni e ricostruisce lo svolgimento della partita in linguaggio informatico. L'operazione successiva è quella di andare a cercare nel suo vocabolario di frasi ed espressioni fatte, di figure retoriche e parole chiave del linguaggio sportivo. Alla fine scriverà un articolo senza errori grammaticali». 

StatSheet ha stoccato circa 500 milioni di statistiche, 10mila dati e quattro mila frasi modello, il tutto in venti tipi di articoli diversi. Questo sistema alimenta i 345 siti di cui sopra, i loro account Facebook e Twitter. 
Qui un esempio di articolo "autogenerato". 

Francesca Barca
Europa451


 
 
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Foto: google.it
Update: 
Facebook ha già trovato il modo di evitare il blocco di Google ricorrendo a una funziona che Gmail mette a disposizione degli utenti: la creazione di un file CVS che fa si che tutti i contatti siano scaricati su un file. Lo segnala in serata TedCrunch. Qui
Sembra che la privacy tenga molto a cuore a Google. Improvvisamente il motore di ricerca ha deciso di modificare le regole di portabilità dei dati dei suoi utilizzatori. La nuova norma ovviamente va a penalizzare soprattutto i siti di social-network e, in particolare, uno. 

Detto in parole semplici? Quando vi create un profilo Facebook, il sito vi chiede di accedere alla vostra posta elettronica – che sia Gmail, Yahoo, Hotmail o quant'altro – per verificare quali dei vostri amici sono su Facebook: ora non sarà più possibile con Gmail. E considerando che si stima che Gmail abbia 113milioni di utenti (in costante aumento) non è cosa da poco. 


Le ragioni di Google? Prima cosa non è possibile il meccanismo contrario – cioè prendere dati in senso inverso – ma, soprattutto, si tratta, nelle parole del porta-parola del motore di ricerca, di protezione dei dati personali: «Gli internauti non sono coscienti del fatto che, dopo aver importato i propri contatti, sono in trappola». Ovviamente, dal punto di vista pratico, una manovra del genere ha a che fare con le voci che dicono che il gigante di Mountain View stia riflettendo ad un social-network – dopo la debacle di Buzz – GoogleMe, una sorta di gioco on line a vocazione sociale. 

Francesca Barca
Europa451
 
 
Gli internauti hanno superato la soglia dei 2 miliardi nel 2010: questi sono i dati dell'International Comunication Union (Itu), l'agenzia delle Nazioni Unite per le telecomunicazioni. Con il 71% della popolazione che ha accesso ad Internet, i Paesi del Nord del Mondo si allontanano da quelli del Sud, dove il tasso di “connessione” si aggira intorno al 21%. Vediamo la situazione in Europa.

Per quanto riguarda l'Unione europea un rapporto della Commissione del maggio 2010 ci dice che il 30% degli europei non si connettono a internet e che la differenza si pone soprattutto tra il Nord e il Sud del continente. In testa alla classifica la Norvegia e l'Islanda, dove solo il 6% dei cittadini non ha accesso alla rete; seguono la  Svezia (7%), i Paesi Bassi (10%), il Lussemburgo e la Danimarca, entrambi con 11%. In coda la classifica l'Italia, dove il 45% dei cittadini non ha accesso ad Intenet, Croazia (47%), Cipro (48%), Portogallo (50%), Bulgaria e Grecia (53%) e infine la Romania, dove il 62% vive nel “black out” telematico. 


Il segreto è nel business. Online

Il gioco si svolge nel mondo degli affari: è lì che i cittadini utilizzano un terzo del loro tempo durante la settimana. Ed è anche il principale motore di innovazione per attirare produttività e quindi aumentare l'erogazione di beni e servizi del Paese. Negli ultimi cinque anni la vendita on line è stata la miniera d'oro del settore dei servizi. Ma anche qui troviamo gli stessi paesi in coda: in Grecia, Slovacchia e Ungheria, solo il 6% delle aziende vende beni o servizi on line. La situazione è anche peggiore in Polonia (5%), Italia (4%),  Bulgaria e  Romania (3%). La media dei 27 Ue si aggira intorno al 12%. Ovviamente ai primi posti troviamo Svezia e Francia (21%), Croazia (23%) e la Norvegia (29%). Per quanto riguarda la quota di reddito che deriva dal commercio elettronico nel totale delle vendite delle imprese, ancora una volta, sono i Paesi del nord a primeggiare: la Norvegia si attesta intorno al 21%,la Svezia al 19% e la Finlandia al 18%. Su una media europea del 13%, agli ultimi posti abbiamo sempre Grecia, Romania, Bulgaria e Cipro. 

Fernando Navarro Sordo
Europa451
 


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