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 Uno dei poster di sostegno alla Quadrature du Net (http://www.laquadrature.net/support) Due associazioni per la difesa dai diritti digitali e della Neutralità della Rete hanno lanciato una piattaforma on line per raccogliere le testimonianze di coloro i cui diritti sono stati violati dagli operatori telecom e dagli Internet provider in tutta Europa. La Quadrature du Net e Bits of Freedom, francese la prima e olandese la seconda, sono due associazioni che si muovono in ambito europeo per difendere i diritti dei cittadini on line e la Neutralità della Rete in Europa. Insieme hanno lanciato, il 22 settembre scorso, un sito/piattaforma di condivisione che si chiama Respect My Net, che si pone come portaparola degli utenti Internet (e clienti di operatori delle telecomunicazioni) in tutta Europa. Respect My Net, infatti, è una piattaforma destinata a raccogliere le testimonianze di coloro i cui fornitori di accesso Internet, o operatori di telefonia, violano alcuni diritti o bloccano l'accesso ad alcuni servizi. «La libertà digitale di ogni cittadino europeo è messa in discussione dagli operatori delle telecomunicazioni dominati, che vogliono controllare quello che fate su Internet. Per questo velocizzano e rallentano l'accesso ad alcuni siti e fanno pagare di più alcuni servizi», ha detto Ot van Daalen di Bits of Freedom. Cosa vuol dire? L'esempio classico è quello di Skype. Seppure Skype sia un servizio gratuito al quale si accede semplicemente grazie a una connessione Internet, molti operatori, pur in presenza di un forfait di traffico, aggiungono una tariffazione extra se l'utente si connette a Skype dal suo smart-phone senza appoggiarsi a una rete Wi-fi. I dati e le testimonianze raccolte tramite Respect My Net saranno presentati alla Commissione europea e alle autorità nazionali, per chiedere azioni concrete da parte dei governi. «Respect My Net permetterà a tutti i cittadini di diventare dei guardiani di Internet», ha detto Jérémie Zimmermann, portaparola e co-fondatore della Quadrature du Net. In un rapporto pubblicato dalla Commissione europea nell'aprile scorso, infatti, la Commissione, pur rivendicando il principio della Neutralità della Rete, afferma che non vieterà agli operatori le restrizioni nei servizi che, di fatto, violano questa neutralità (nelle definizione data dai militanti) sperando che la regolazione arrivi dal mercato e da una comunicazione trasparente da parte degli operatori. Bruxelles spera che gli operatori che applicano maggiori restrizioni vengano messi da parte, in modo naturale, dal mercato. Come funziona Respect My Net? Bisogna riempire un formulario, dove si indica il paese di provenienza, l'operatore coinvolto e il tipo di servizio per il quale si hanno dei problemi (traffico VoIP, P2P, condivisione di file...) e inviare il tutto. Sul sito sono presenti testimonianze in arrivo dalla Francia, dalla Spagna, dalla Germania, dall'Inghilterra, dalla Svezia, dal Belgio, da Cipro, dall'Olanda, dal Portogallo e, una soltanto, dall'Italia. Francesca BarcaEuropa451Sullo stesso argomento leggi:Cosa significa Net Neutrality? Net Neutrality in Europa: i risultati della consultazione pubblica Per il Parlamento europeo l'Acta è un passo nella giusta direzione Internet: ancora forte il divario tra Nord e Sud Europa Francia: il decreto "anti-Free" è arrivato Hadopi: arriva il software anti-download Francia: parte l'Hadopi, ma un provider fa ostruzione Parlamento europeo: approvato il Rapporto Gallo Il Rapporto Gallo al Parlamento europeo: l'ombra dell'Acta sull'UE L'Internet a banda larga: un diritto fondamentale (in Francia) La neutralità della rete arriva in Europa
Acta: ecco il testo pubblicato Europa451 al Forum China-Europa Usa: una proposta di legge per spegnere Internet (in caso di emergenza)
 opensourceway/Flickr Acta significa Anti-Counterfeiting Trade Agreement, accordo commerciale anti contraffazione. L'inizio delle sue trattative risale al 2007, coinvolgendo l'Australia, il Canada, la Corea del Sud, gli Emirati Arabi, gli Stati Uniti, il Giappone, la Giordania, il Marocco, il Messico, la Nuova Zelanda, Singapore, la Svizzera e l'Unione europea. Il tutto in totale confidenzialità. A seguito della pubblicazione di un estratto del trattato da parte di Wikileaks nel maggio 2009, diverse denunce sono arrivate alla Commissione europea. Nel marzo scorso il Parlamento ha quindi votato (a grande maggioranza, 663 voti favorevoli, 13 contrari, 16 astenuti) una risoluzione che chiede che il Parlamento sia continuamente informato rispetto a questi accordi. L'accordo è una sorta di coalizione internazionale destinata a combattere le violazioni del diritto d'autore e sulla proprietà intellettuale. Si parlava, per le prive versioni, addirittura della possibilità di ispezionare gli hard disk, i telefoni e i lettori Mp3 delle persone in viaggio, e di limitazioni all'accesso Internet in seguito alle violazioni riguardanti il download. Si teme, anche, una restrizione alla circolazione dei farmaci generici in seguito a restrizioni sui brevetti. Gli accordi sono stati conclusi a Tokio ad inizio ottobre e verranno finalizzati con un ultimo incontro tra il 30 novembre e il 4 dicembre 2010. Mercoledì 24 novembre 2010 il Parlamento europeo ha fatto passare una risoluzione con la quale definisce l'Acta «un passo nella giusta direzione», chiedendo comunque alla Commissione di confermare che il testo non abbia ripercussioni sulle libertà fondamentali e sulla legislazione comunitaria. La risoluzione è stata adottata con una maggioranza piuttosto scarsa: 331 voti in favore, 294 contrari e 11 astensioni ed è stata presentata dal Partito Popolare europeo e dal Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei (Ecr). Il Parlamento ha rifiutato un'altra risoluzione proposta dai Socialisti, dai Verdi, dalla Sinistra e dai Liberali. Per quanto riguarda l'adozione bisognerà ora aspettare la Commissione europea. Francesca Barca Europa451
 Foto: kevy mckeversons/Flickr Nel gennaio scorso l'eurodeputata Marie Gallo (Ump, il Partito di Nicolas Sarkozy) ha presentato al Comitato Affari Legali del Parlamento europeo un rapporto che poi è stato approvato il 1°giugno scorso. Il 22 settembre prossimo verrà votato dal Parlamento europeo durante la sessione plenaria di Strasburgo: si tratta di una proposta per l'unificazione del mercato europeo per quanto riguarda i diritti d'autore. Nel gennaio scorso l'eurodeputata Marie Gallo (Ppe- Ump, il Partito di Nicolas Sarkozy) ha presentato al Comitato Affari Legali del Parlamento europeo un rapporto che poi è stato approvato il 1°giugno scorso. Il 22 settembre prossimo verrà votato dal Parlamento europeo durante la sessione plenaria di Strasburgo. La signora Gallo ha, di sua spontanea iniziativa, risposto a una comunicazione della Commissione europea del settembre 2009 sul rafforzamento dei diritti di proprietà intellettuale nel mercato interno. Il “rapporto Gallo” non ha forza di legge e non è una legge: può però avere un peso, diciamo consultivo, estremamente forte. Da mesi, infatti, la battaglia sull' ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) e sulla neutralità della Rete infiammano il Parlamento europeo. Il Rapporto Gallo prevede un'unificazione del mercato continentale per quanto riguarda la politica sui diritti d'autore riprendendo l'Hadopi 2, la legge francese da più parti considerata repressiva, che si pone come obiettivo di monitorare i download illegali e di punire i malfattori con il divieto della connessione Internet. Altre due risoluzioni verranno presentate: una dell'Alde, sostanzialmente identica, e una del gruppo S&D-Verdi-Gue, più equilibrata nel senso della neutralità di Internet. Secondo l'associazione francese La Quadrature du Net, che si occupa di lottare in Europa per le libertà digitale: «Anche se questo testo non ha conseguenze pratiche, si basa su delle cifre sbagliate proposte dalle lobby dei produttori e degli editori; chiede maggior repressione e apre la strada alla creazione di una polizia privata del copyright su Internet». Dice il rapporto Gallo: «Le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, intesi come ogni minaccia al diritto di proprietà intellettuale come i diritti d'autore, le marche, i disegni o i brevetti, costituiscono una minaccia reale per la salute, la sicurezza dei consumatori, ma anche per la nostra economia e le nostre società». O ancora, mira a definire l'impatto negativo del pirateggio e insiste sulla necessità di educare i giovani per far loro comprendere l'importanza della proprietà intellettuale e di identificare quello che è illegale da quello che non lo è (sapendo che proprio ora, nell'epoca di Internet, questo è un punto fondamentale sui cui i giuristi stessi stanno ancora discutendo). Va ricordato che l'otto settembre scorso in una conferenza stampa organizzata dai deputati Castex, Alvaro, Lambrinidis, Roithova è stato annunciato il superamento del quorum di firme (393 ad oggi, ne bastavano 369) per far adottare al Parlamento europeo la Dichiarazione Scritta 12/2010 con la quale il Parlamento si oppone all'ACTA. Grazie a questo risultato la presa di posizione non più quella dei deputati che l'hanno sostenuta, ma di tutto il Parlamento, avendo un peso di fronte alla Commissione. Bisogna dire che ora i negoziati ACTA sono in fase di stallo a causa dei disaccordi tra Usa e Ue: incredibile ma vero, i due giganti sono in lite rispetto ai limiti (politici) dell'accordo, ovvero se il Trattato debba contenere riferimenti ai prodotti di origine controllata (leggi Parmigiano, Camambert e Champagne). L'ultimo incontro si è tenuto ad agosto a Washington, il prossimo si terrà, in Giappone a fine settembre.Si tratterà dell'undicesimo incontro che, nelle intenzioni, vuole finalizzare e risolvere tutte le divergenze restanti. Il che significa ottenere la firma di tutti i partecipanti. Il sito Euroactiv fa sapere che, secondo alcune fonti, pare che siano gli Stati Uniti ad aver imposto ai negoziatori europei la non pubblicazione del testo dell'accordo. L'ultima fuga ( e pubblicazione) risale all'aprile scorso, in seguito alle pressione fatte alla Commissione europea. Francesca BarcaEuropa451
 Foto: 姒儿喵喵/Flickr L'Ue avvierà una consultazione sulla neutralità della rete prima dell'estate. Lo ha annunciato Neelie Kroes, Commissario all’agenda digitale. In Francia, come negli Usa, è stata aperta una consultazione collettiva sull'argomento. “Bisogna considerare Internet alla pari di un servizio come la fornitura di elettricità”. Mamma Europa è arrivata giusto un po' in ritardo rispetto all'iniziativa di Nathalie Kosciusko-Morizet, segretaria di Stato francese incaricata – udite udite – dello sviluppo dell'economia digitale. La giovane Ministra ha aperto un dibattito/consultazione pubblica sulla “neutralità della rete” il nove aprile scorso. Il suo stesso gabinetto, il 24 febbraio, ha incaricato un gruppo di esperti ad accompagnare il Governo francese lungo questa riflessione. Le consultazioni verranno chiuse il 17 maggio. L'iniziativa francese fa eco a quella della statunitense Federal Communication Commission (Fcc), che a fine 2009 ha aperto una consultazione sulla Net Neutrality che si concluderà il 26 aprile 2010. Un trasportatore parziale
Secondo il documento del Governo francese che lancia la consultazione si tratta del “necessario equilibrio tra principi come la libertà di espressione e comunicazione e la protezione della vita privata e la preservazione – imperativa – dell'ordine pubblico”. Il tutto, ovviamente, proteggendo da usi illeciti come “contraffazione, pirataggio e pedo pornografia”. Per Timothy Wu, professore alla Columbia University e guru della Net Neutrality, il concetto è semplice: “Un trasportatore non deve discriminare. Nel 2010 Internet è un trasportatore, e le merci sono le informazioni. (…) Bisogna considerare Internet alla pari di un servizio come la fornitura di elettricità”, ad esempio ( Qui il video in francese e inglese del suo intervento al colloquio organizzato dall'Autorità francese per la Regolazione delle Comunicazioni elettroniche e delle poste sul questo tema il 13 aprile scorso). È l'idea o il principio secondo il quale tutti i contenuti on line sono trattati alla stessa maniera. Questo significa che una pagina di Europa451 viene caricata alla stessa velocità di una del Guardian. In un contesto, come il presente, in cui la banda larga e fibra ottica non sono ancora sfruttate al loro massimo, non si pone certo il problema di una rete congestionata, che richieda per questo due velocità. Un altro scenario: i maggiori gestori di telefonia – e quindi di Internet – decidano che vogliono dare la priorità ad alcuni contenuti rispetto ad altri. Esempio: a causa di un accordo commerciale (tra il nostro operatore Internet e un motore di ricerca) non possiamo accedere a un determinato sito perché si carica a fatica. Finiremo quindi, perché stanchi, di sceglierne un altro che faccia la stessa cosa. Ma non abbiamo scelto veramente. La questione non è certo fantascientifica:i grandi operatori, come Telefonica, Orange, Vodafone o Telecom sono proprietari delle reti sulle quali passano i contenuti. E il rischio di monopolio è più che reale. Poche settimane fa, la Corte d'appello di Washington ha rigettato la posizione della Fcc sul caso Comcast, il più grande gruppo americano nella gestione del via cavo, che era stata accusata per limitare il download e l'accesso ad alcuni contenuti ai suoi clienti. Per tornare all'argomento di Timoty Wu: se le comunicazioni sono un servizio, perché se pago non posso accedervi? O non completamente? Il problema si pone anche sull'Internet mobile: alcuni operatori telefonici non permettono – e questo già succede in Francia – ai loro clienti di scaricare sul telefonino i programmi a IP4 (come Skype) con i quali si può telefonare gratis. E, finalmente, anche l'Ue entra nel dibattito: il Commissario all’agenda digitale,Neelie Kroes, ha dichiarato che prima dell'estate lancerà un dibattito pubblico sulla neutralità della rete: “Non è giusto che vi siano corsie preferenziali sul web, che consentano ad alcuni servizi e contenuti di funzionare meglio, serve invece potenziare la rete per fornire ai cittadini un servizio sempre migliore”.
Internet? La Spagna propone di pagare il pedaggio
In Spagna, il Presidente di Telefonica, Cesar Alierta, domanda da tempo che i motori di ricerca come Google, Yahoo o AOL, paghino un pedaggio per il fatto di usare le loro reti. Proprio come le compagnie aeree offrono biglietti classe business o turistica, anche le aziende Internet vogliono offrire contenuti di differenziati. Un Internet controllato, inoltre, permetterebbe di combattere la pirateria (limiti al download) e permetterebbe, quando necessario, di “arginare” il congestionamento della rete. Il Ministro dell'Industria spagnolo, Miguel Sebastian, non ha escluso questa possibilità: alla parola “pedaggio” preferisce, però, “tassa”: facendola pagare a tutti i motori permetterebbe di non violare il concetto di uguaglianza.
Gli internauti in genere – e persone come Barack Obama e Tim Berners-Lee, nientepopodimeno che il papà di Internet – mostrano perplessità rispetto alla fine della neutralità della rete. Google, che di monopolio ne sa qualcosa, su questo argomento è un deciso sostenitore della neutralità (qui il blog). Jérémie Zimmerman, porta parola dell'associazione francese La Quadrature du Net, che si batte per le libertà dei “cittadini digitali”, afferma che “Internet è tale perché è un'unica rete, indivisibile e accessibile a tutti. Se questo non è possibile non si può nemmeno parlare di Internet”. Jean-Ludovic Silicani, Presidente dell'Autorità francese per la Regolazione delle Comunicazioni elettroniche e delle poste, alla fine del colloquio sulle neutralità di Internet ha sostenuto che “la finalità (del colloquio) non voleva per forza discutere di une legge possibile, ma assicurare che Internet funzioni bene nel lungo periodo. Quello che è emerso è la necessità di un'intervento del potere pubblico. Gli specialisti stimano che tra una dozzina d'anni circa il 20% del Pib mondiale sarà consacrato all'ecosistema di Internet, contro il 6-7% odierno. Internet sarà, ben presto, un bene collettivo strategico”. Francesca Barca e Fernando Navarro SordoEuropa451
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