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Un giovane di Sidi Bouzid, Mohamed Bouaziz, si è dato fuoco il 17 dicembre scorso davanti alla Prefettura come gesto di protesta. Da oltre due settimane la Tunisia è infiammata dalle proteste nate per ragioni sociali e che ora chiedono più apertura democratica. Una vignetta del dissidente Z.

Un giovane di Sidi Bouzid (300 chilometri a sud di Tunisi), Mohamed Bouaziz, si è dato fuoco il 17 dicembre scorso davanti alla Prefettura come gesto di protesta per la confisca della sua merce da parte della polizia che lo accusava di non possedere le autorizzazioni necessaire. L'uomo, 26 anni, lavorava come  ambulante di frutta e verdura.
Questo suicidio è apparso come l'unico gesto in grado di attirare l'attenzione del regime che ha perso ogni contatto con la popolazione. Il giorno dopo una manifestazione è stata organizzata a Sidi Bouzid, seguita da altre in tutto il Paese: la gente si rivolta contro la corruzione e la disoccupazione del regime del Presidente Ben Ali.

Il cinque gennaio scorso 5mila persone hanno partecipato al funerale di  Mohamed Bouaziz, le manifestazioni continuano a Tunisi e il sei gennaio l'ordine degli avvocati ha indetto uno sciopero per protestare contro il comportamento della polizia e contro l'arresto di numerosi bloggger.

Su questo si apre l'anno della gioventù tunisina, inaugurato da Ben Ali, che l'umorista Z ha così illustrato.
 
Quello che è successo a Sidi Bouzid  è la replica del dramma che ha avuto luogo a Monastir un anno fa, quando il giovane Abdesselem Trimeche si è bruciato vivo davanti al municipio.

Di fronte al silenzio dei media ufficiali la protesta è scoppiata in Internet, dove sono stati diffusi video degli scontri tra manifestanti e polizia che il Governo cerca di oscurare. In risposta i server governativi sono stati attaccati da Anonymous.

Dopo l'iniziale silenzio la stampa ufficiale è ora obbligata a riportare la notizia. Il settimanale Réalités, controllato dal governo, riconosce ora «l'aumento di collera a Sidi Bouziz», pur aggiungendo che «il Governo ha fatto dell'impiego e dello sviluppo della regione una delle sue priorità negli ultimi quindici anni».

L'illustratore clandestino Z è uno dei dissidenti più virulenti contro il regime di Zine Abidine Ben Alí. Da anni ormai pubblica le sue caricature e i suoi articoli sul sito web indipendente  Debatunisie, i cui articoli sono ripresi da tutta la blogosfera dissidenti filo-tunisina. Dopo 23 anni di dittatura il regime di Tunisi si trova di fronte a una rivolta popolare pacifica che è iniziata pare motivi sociali – soprattuto la discoccupazione giovanile – e che ora chiede un'apertura democratica.


Fernando Navarro Sordo e Francesca Barca
Europa451


Leggi anche: 
Tunisia: la censura sul Web
 


Comments

10/07/2013 04:36

It is shocking news that an youngster has burned his life for the sake of protest. Such life sacrificing protests has to be restricted as you cannot create life and it is in the hand of God. The Protests in Tunisia has to be taken seriously.

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