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Internet è un diritto costituzionale? È un diritto fondamentale? O lo l'accesso a un Internet? La questione è la diffusione della banda larga o l'aggiunta legislativa? Leggi il nostro dossier. 

Articolo 21-bis della Costituzione
Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.
Questa la proposta del giurista Stefano Rodotà all'Internet Governance Forum di Roma del 29 novembre. La discussione è aperta: se la Rete diventa un diritto Costituzionale (e fondamentale?) questo implica che la Rete sia Neutrale.  Alcuni appunti di riflessione. 

Cosa significa Net Neutrality? 

Si tratta della non-discriminazione «nell'informazione che circola in Internet, che sia in funzionane dell'emettitore, del destinatario e del tipo stesso di informazione. Vista dal punto di vista dell'utilizzatore, è che tutti possono accedere ai contenuti, servizi e applicazioni senza discriminazioni; e che tutti possano pubblicare contenuti, servizi e applicazioni senza discriminazioni», ci dice Jérémie Zimmermann, porta parola e cofondatore dell'organizzazione francese La Quadrature du Net. 

Per Michel Riguidel, ingegnere informatico francese  (che ha collaborato con L'Hadopi) risponde, invece: «La definizione, teorica, di Neutralità della rete è la non-discriminazione della fonte e della destinazione», cosa che non implica quindi i protocolli e i contenuti. Cosa che implica a sua volta un Internet "differenziato" con priorità su alcune applicazioni piuttosto che ad altre. 

In Francia il Consiglio Costituzionale ha già fatto di Internet un elemento fondamentale della libertà di espressione e comunicazione  in questo modo: «La libertà di comunicazione e di espressione, così come enunciata nell'articolo 11 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo de del cittadino del 1789, è oggetto di una costante giurisprudenza protettrice da parte del Consiglio Costituzionale. Questa libertà implica oggi – visto lo sviluppo generalizzato di Internet e alla sua importanza per la partecipazione alla vita democratica e all'espressione delle idee e delle opinioni – la libertà di accedere ai servizi di comunicazione al pubblico on line». 

Quello che forse dovrebbe essere un diritto – era questa l'intenzione di Rodotà? – è la possibilità reale di accesso a Internet. La banda larga è un servizio fondamentale? 
 Sempre portando l'esempio della Francia: il Governo francese ha lanciato, nell'ottobre del 2008, il progetto “France Numerique 2012” (Francia digitale 2012), per aumentare la diffusione della Banda Larga elevata e diritto repubblicano (al giugno 2010 in Francia si contavano 20,37 milioni di abbonati alla banda larga). 

In Europa

La Carta Fondamentale dei diritti dell'Ue non cita direttamente l'accesso a Internet, ma il suo articoli 11 dice che «La libertà di espressione è un diritto. E questo diritto comprende la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che ci possano essere ingerenze da parte dell'autorità pubblica e senza considerazioni di frontiera»; inoltre, ed è questo il punto che fa più discutere, l'emendamento 138 al Pacchetto Telecom - in relazione all'Hadopi - riaffermava il principio secondo il quale «nessuna restrizione ai diritti e alle libertà fondamentali degli utilizzatori finali deve essere preso senza una decisione dell'autorità giudiziaria». Che significa che un'entità amministrativa non può decidere dell'accesso al servizio di Internet. 

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