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Foto: rockcohen/Flickr Kosmopolito è un blog scritto a più mani che si occupa di tematiche europee e transnazionali. Venerdì scorso ha pubblicato una guida dove spiega come funziona il giornalismo europeo di coloro che non hanno voglia di capire come funziona l'Ue né la sua complessità. Si tratta di venti punti, divertenti, dove ritroviamo molto di quello che leggiamo e, a volte, scriviamo. - Non sei sicuro di conoscere bene il funzionamento dell'Ue o delle sue istituzioni? Basta scrivere “Bruxelles”.
- La Germania è percepita, in generale, come uno stato che ha un ruolo importante nelle politiche europee. Per questo i giornalisti sanno cosa devono scrivere: se la Germania è attiva in un ambito, basta sottolineare “l'egemonia tedesca”. Se lavorate per un giornale inglese aggiungete un riferimenti, seppur sottile, alla guerra. Se la Germania, al contrario, è assente da un ambito politico basta scrivere che ha abbandonato l'Ue e adottato, in maniera chiara, una strategia unilaterale. Anche in questo caso, se lavorate per un giornale inglese, il riferimento alla strategia sulla guerra ci sta.
- Hai trovato un breve riferimento in un documento a proposito del tuo paese? Si tratta chiaramente di un piano malefico per minare la democrazia.
- Come regola generale: non è necessario fare delle distinzioni tra le diverse istituzioni e organizzazioni europee. In fondo a chi importa se si tratta del Consiglio d'Europa, del Consiglio dell'Unione europea, del Consiglio europeo, della Commissione europea, della Corte di Giustizia dell'Ue o della Corte europea dei diritti umani? Basta scrivere qualcosa su questi “eurocrati” (giudici europei stranieri e/o non eletti) che si permettono di interferire con il tuo amato paese.
- Sei a Bruxelles e lo stesso giorno ci sono più eventi in contemporanea? Si tratta di un chiaro segno del fatto che l'Ue non si occupa dei soggetti veramente importanti (che sono quelli che tu stai seguendo, ovviamente).
- Non sai cosa sta succedendo esattamente nell'Ue? Mica disturbarti a fare una telefonata a Bruxelles. Basta riprendere un vecchio argomento, magari di sei mesi fa. E sei sei ambizioso basta prendere la brochure di un partito o chiamarne direttamente l'ufficio stampa.
- Hai trovato un'opinione o un dichiarazione “discutibile” di un deputato europeo? Basta iniziare l'articolo con “L'Ue prevede di”, o “Il Paese X vuole”. E ovviamente il deputato deve essere definito “influente”.
- I fatti sono sopravalutati. Non perdere tempo ad andare a controllare i documenti originali delle istituzioni europee. Non c'è bisogno di capire i libri bianchi, i verdi, i rapporti, le direttive o i regolamenti. Basta parlare delle idee dei “burocrati” europei. E se hai una buona idea su un argomento europeo non lasciare certo che i fatti la distruggano: in ogni caso nessuno verrà a verificare, perché l'Ue è noiosa e pericolosa. Inoltre, l'idea generale è che l'Ue produce dei regolamenti inutili e burocratici.
- Usa il termine “burocrati europei” o “burocrati di Bruxelles”. O, se sei veramente pigro, basta “eurocrati”. A questo aggiungi: “non eletti”, “irresponsabili”, “corrotti”, “strapagati”, “privilegiati” e “pigri”. A questa lista, inoltre, puoi aggiungere quello che ti sembra manchi. Puoi anche parlare di “ufficiale europeo” o di “rappresentate” europeo, sopratutto se segui la regola numero quattro.
- Non citare il fatto che i ministri possono avere un diritto di veto sulla politica europea. Parla di come la politica europea distrugge la sovranità nazionale.
- Pensi che l'Ue sia troppo complicata e che tutto richieda troppo tempo? Semplice: basta spiegare, specie durante un summit, che un paese ha vinto e uno a perso. È la vita. È l'Ue. Più semplice di così.
- Un buon titolo è indispensabile. Cerca sempre il buon attacco o il riferimento agli “eurocrati” o “all'impero”. La lotta, tanto, sempre tra “eurofili” e “euroscettici”. Non dimenticarlo.
- I simboli sono più importanti della sostanza: ipezzi su cosa le persone hanno mangiato a colazione o a cena, le bandiere o gli inni, per esempio. E metti insieme, sempre, le storie personali dei leader europei con i pregiudizi nazionali. Sarai sorpreso, ma funziona sempre
- I finanziamenti europei sono sempre delle storie interessanti. C'è la corruzione, lo spreco, i progetti originali. Ciononostante non parlare del fatto che i progetti hanno bisogno di essere co-finanziati. E non dare esempi positivi, rovinerebbero l'impatto della storia. In ogni caso il denaro europeo è qualcosa di cattivo. E, soprattuto, non cercare di spiegare perché esistono questi finanziamenti europei.
- Il budget dell'Ue, così come le sue negoziazioni, sono un'ottima opportunità per i giornalisti pigri: puoi scrivere sul fatto che la contabilità dell'Ue non è stata convalidata in anni (senza parlare delle regole di audit), o su tutto il denaro che il tuo paese ha dato all'Ue (senza dire cosa ha ricevuto in cambio). E non fare l'errore mettere un link verso un calcolo ufficiale di costi e benefici. Se esiste è falso e, in generale, si tratta di un complotto. Usa piuttosto la citazione di un altro giornale o di un think tank. E non fare domande su cosa l'Ue può fare con quelle somme. Parti, insomma, dal principio che Bruxelles spreca il denaro che riceve. E che le negoziazioni di budget sono come i summit: vedi il punto 11. E non dimenticare: non esiste un “interesse europeo”.
- “Mercato unico” significa “concorrenza”. E questo può includere delle società straniere che vincono degli appalti nel tuo paese. Se succede concentrati sull'aspetto “straniero” di queste società e parla di corruzione e del numero di posti di lavoro persi, non di quelli creati. Se sei un giornalista pigro e ambizioso parla anche delle regole europee, fatte per distruggere l'economia locale.
- Non stancarti per imparare una lingua straniera, non serve nel giornalismo europeo. Tanto ci sono le agenzie stampa tradizionali.
- 18. Iscriviti a tutti i think tanks e associazioni professionali che sono ritenuti importanti dai tuoi colleghi. Ogni tanto scrivi (o copia-incolla) un articolo. E non mettere dei link alle tue fonti.
- Il contesto è sopravalutato. I titoli sono più importanti. Usa solo la migliore citazione, tanto il contesto non serve. Se hai bisogno di una buona citazione, ma è della settimana scorsa, usala ugualmente: non serve controllare se la situazione si è evoluta.
- Un errore da novizio consiste nel discutere con coloro che criticano il tuo lavoro o che sono dalla parte opposta. Quindi non farlo.
L'articolo viene dagli amici di Kosmopolito, qui. Su Twitter li trovate qui. La traduzione è nostra. Una versione in francese, tradotta da Fabrice Pozzoli-Montenay, è disponibile sul sito dell'Aje.
Foto: Adriano Gasparri/Flickr
Una fotografia piuttosto precisa della nostra vita privata può essere composta utilizzando una serie di dati ormai di pubblico dominio, sopratutto grazie alla diffusione dei social media. Una ricerca di Alessandro Acquisti ha dimostrato come le foto sui social network possono essere usate per trovare moltissime informazioni. E non tutte vere. Una fotografia piuttosto precisa della nostra vita privata può essere composta utilizzando una serie di dati ormai di pubblico dominio, sopratutto grazie alla diffusione dei social media. Ma quanto è accurata questa foto? Nel luglio scorso a Las Vegas, durante una conferenza sulla sicurezza in Rete, Alessandro Acquisti, un professore di tecnologia e politica alla Carnegie Mellon University ha dimostrato come la foto di una persona può essere usata per trovare la sua data di nascita, il numero di previdenza sociale e tante altre informazioni, usando il riconoscimento facciale, cioè senza contare le altre tecniche di estrazione dati. Secondo Acquisti nel futuro tutta questa serie di informazioni potranno essere usate per pregiudicare a vari livelli le persone: Internet potrebbe diventare un posto dove chiunque sa chi sei. Tutti sanno chi sei, ma non tutto è correttoOltre alle ovvie preoccupazioni rispetto al fatto che degli sconosciuti possono sapere delle cose su nostro conto, Acquisti solleva il problema su quello che succederà quando la tecnologia commetterà degli errori. «Siamo abituati a fare grosse estrapolazioni a partire da dati anche deboli. È impossibile opporsi a questa cosa, perché è nella nostra natura». Alcune compagnie hanno già iniziato ad utilizzare i social media per rintracciare la reputazione di qualcuno. La californiana Social Intelligence fa degli screening di questo tipo dei suoi possibili impiegati per scoprire se hanno mai fatto affermazioni razziste o se sono apparsi su foto sessualmente esplicite; altre, come Klout, controllano il livello di “influenza digitale” dei loro impiegati permettendo forme di pubblicità e premi per quelli meglio “piazzati”. Acquisti mostra anche il “tranello” dato dal fatto che ci si fida troppo dei dati che provengono dai social media. A questo scopo è stato realizzato un esperimento utilizzando una squadra di volontari e un programma di riconoscimento facciale, PittPatt (ora di Google). Tramite le foto si è risaliti al profilo Facebook, il quale spesso fornisce il nome vero, così come molte altre informazioni personali. L'equipe ha anche creato il prototipo di un'applicazione per smartphone che permettesse di compiere l'intera operazione. Tramite questo esperimento il team di Acquisti è stato capace di ottenere l'esatto profilo di un terzo dei volontari. Il 70% delle volte sono stati in grado di prevedere correntemente gli interessi del soggetto, mentre nel 16% dei casi sono riusciti a trovare i primi cinque numeri di previdenza sociale dei soggetti. Ma questo significa anche che nei due terzi dei casi non sono stati in grado di identificare correttamente le persone. E, persino per coloro i cui dati erano corretti, nel 25% dei casi c'erano errori nell'identificazione degli interessi, mentre per l'80% c'erano errori sul numero di previdenza sociale. Acquisti prevede che le tecniche di riconoscimento facciale miglioreranno nei prossimi anni, e si chiede cosa succederà una volta che queste saranno considerate abbastanza buone da potercisi fidare la maggior parte delle volte: «Diventerà un incubo per coloro che saranno vittima di errori» perché, continua, «non c'è nulla che noi, come individui, possiamo controllare». La grande questione è, secondo Acquisti, «come le nostre società gestiranno questa quantità di dati?». Qui l'articolo completo di Technology Review fbEuropa451 Sullo stesso argomento leggi: Cosa significa Net Neutrality? Net Neutrality in Europa: i risultati della consultazione pubblicaLa neutralità della rete arriva in Europa
Europa451 al Forum China-EuropaUsa: una proposta di legge per spegnere Internet (in caso di emergenza)Commotion: Internet senza fili, anonimo e criptatoE-g8: per un Internet civilizzatoUe: una proposta per una Schengen virtuale?Respect my Net: un sito denuncia le violazioni alla Neutralità della Rete
Un sondaggio pubblicato giovedì 13 ottobre nell'edizione belga di Paris Match dice che in Belgio il 43% dei cittadini pensa che il nazismo avesse idee interessanti. Quasi un belga su due (il 43%) sostiene che il nazismo “aveva delle idee interessanti; mentre per il 44% si stratta di “un'ideologia che va rifiutata in blocco”. Chi difende il nazismo, secondo il sondaggio, lo fa soprattutto mettendo in avanti le tesi economiche e nazionaliste. I belgi ritengono di essere informati su cosa fossa questa ideologia: il 13% dice di “essere molto ben informato”, mentre il 58% di dice “piuttosto ben informato”. Per quanto riguarda i più giovani la percentuale scende: più della metà di coloro al di sotto di 25 non sanno che l'antisemitismo era alla base dell'ideologia, mentre solo il 26% sa che la razza ariana era alla base delle teorie nazionalsocialiste. Lo dice un sondaggio pubblicato giovedì 13 ottobre nell'edizione belga di Paris Match riportato dal francese Nouvel Observateur. L'inchiesta è stata realizzata tra il 7 e il 9 ottobre su un campione di mille cittadini, presi in proporzione tra fiamminghi e francofoni, con un'età superiore ai 16 anni. Il sondaggio è stato realizzato dall'Istituto Dedicated Research. fb Europa451 Sullo stesso argomento leggi:
 Foto: Margaret Taylor2010/flicr La Chiesa greca ha pagato 2,5 milioni di euro di tasse nel 2010 ed è diventata imponibile per la prima volta all'indomani della crisi economica che ha travolto il paese lo scorso anno. Il sito di informazione ecclesiastica amen.gr ha pubblicato un comunicato dove informa sull'ammontare delle tasse pagate dalla Chiesa greca: 2,5 milioni di euro per il 2010, di cui 1,02 milioni di tassa immobiliare e 1,4 su redditi. «Molti insinuano dubbi sulla partecipazione della Chiesa agli sforzi per uscire dalla crisi: dimostriamo che le istituzioni ecclesiastiche pagano regolarmente le loro tasse», si legge sul sito. La pubblicazione arriva all'indomani di una polemica tra lo Stato e la Chiesa greca, relativa a un ulteriore prelievo sul suo patrimonio immobiliare. La Chiesa greca è diventata imponibile per la prima volta nel 2010, all'inizio della crisi economica. Si calcola che tassando il patrimonio immobiliare Vaticano, quindi solamente dall'Ici, si potrebbero recuperare 2 miliardi di euro. Il caso spagnolo
Il processo all'ex dittatore tunisino che si è concluso a Tunisi è prematuro? Un'editorialista del Quotien Jurassien lancia l'idea che per fare un processo bisognerebbe aspettare una riforma della giustizia.
Lunedì si è aperto in Tunisia il processo in contumacia a Ben Alì e a sua moglie Leila, che ha condannato l'ex dittatore a 35 anni di carcere a al pagamento di 91 milioni di dinari (circa 45 milioni di euro). L'ex Presidente non era presente: Ben Alì si trova, infatti, dal gennaio scorso, dopo le rivolte che lo hanno fatto cadere, a Gedda, in Arabia Saudita. Pierre-André Chapatte, giornalista del giornale svizzero Le Quotien Jurassien, lancia l'idea che il processo all'ex dittatore sia prematuro. Perché? «Prima di tutto perché gli accusati sono in salvo in Arabia Saudita e le autorità del Paese non hanno mai risposto né al mandato di estradizione, né al mandato di arresto internazionale che pende sulla testa dell'ex presidente (…). Senza la presenza degli imputati questo processo non potrà mai soddisfare l'esigenza di giustizia dei tunisini. Questo processo è prematuro perché, sei medi dopo l'inizio delle contestazioni, la Tunisia non ha ancora ristabilito lo Stato di diritto. La giustizia, che era sottoposta al potere esecutivo, deve essere riformata per poter essere indipendente», sostiene Chapatte. E questo avverrà solo con la nuova Costituzione. Ma le elezioni dell'Assemblea Costituente che deve redigerla sono appena state rimandate al 23 ottobre prossimo. “Su un processo in questa fasi di transizione politica pesa un doppio dubbio: quello del Governo provvisorio di voler dare una prova a una popolazione che non vede ancora arrivare i frutti della Rivoluzione e quello delle elite del vecchio regime ancora al potere che vogliono chiudere con il passato”, conclude. Qui l'articolo originale in francese. fbEuropa451Sullo stesso argomento leggi: Tunisia: la censura sul Web Tunisia: il Paese in rivolta contro la crisi e la dittatura Up‐date Tunisia: ancora morti negli scontriAlmeno 50 morti negli scontri in Tunisia La rivoluzione tunisina in un cortometraggioLa Tunisia richiama i suoi riservistiI love Tunisia: una campagna per rilanciare il Turismo
Un'applicazione per Iphone e Ipad pensata per i contenuti "lunghi", che sul web faticano ancora a trovare spazio. The Atavist spiegata dal New York Times. Evan Ratliff, giornalista free-lance di Wired, nel 2009 iniziò a pensare ad un sito che fosse più adatto ad articoli lunghi ma che, allo stesso tempo, fosse facilmente consultabile su supporti come Iphone e Ipad. «Nella Rete c'è uno spazio infinito, ma in qualche modo questo non ha prodotto uno spazio per i contenuti lunghi», dice. Parlandone con Jefferson Rabb, un programmatore e web designer specializzato in siti per libri è venuta fuori un'idea, o meglio, un'applicazione: The Atavist, che permette di leggere lunghi contenuti, spesso abbinati a contenuti digitali (video, post-cast, foto...). Nelle intenzioni degli ideatori, The Atavist permette di leggere un pezzo comodamente dall'Ipad, ma anche di ascoltarlo mentre si è in metropolitana. Al momento, secondo il New York Times, l'applicazione è già stata scaricata più di 40mila volte. Come si finanzia? I giornalisti hanno una copertura delle spese per la scrittura dei loro pezzi, e poi hanno una percentuale ogni volta che qualcuno scarica il loro articolo. Il costo? 2,99$ per Ipad e 1,99$ per Iphone. «Grazie all'esperienza di lettura permessa dall'Ipad e da altri supporti simili, c'è un momento di rinascita per i pezzi lunghi in applicazioni come The Atavist», commenta il New York Times. Qui l'articolo completo. Qui il sito di The Atavist. fbEuropa451
 Un fotogramma del video della redazione del Guardian durante la registrazione. Se i Radiohead si improvvisano giornalisti, lo staff del Guardian si lancia nella musica. Con una cover di Creep a cui ha partecipato la redazione. I Radiohead, per lanciare l'uscita del loro ultimo album, The King of Limbs, hanno pensato di far uscire un vero e proprio giornale, The Universal Sigh, che sarà distribuito ai fan. Inoltre, per chi fosse interessato, hanno anche progettato a una versione “newspaper” del loro ultimo album che, invece sarà venduta a 30 sterline. Lo staff del Guardian, sentitosi chiamato in causa, ha pensato di dover dare una risposta: «Se i Radiohead hanno veramente intezione di pubblicare un giornale per l'uscita del loro album, il Guardian non dovrebbe rispondere? Se una band entra, in modo così “sconsiderato”, l'area di competenza del Guardian, il giornale non dovrebbe fare lo stesso?». Se inizialmente l'idea era di fare un intero Cd – troppo complicato e lungo – i giornalisti hanno optato per una cover di Creep (1993). E il risultato è assolutamente piacevole, soprattuto per un pezzo che spesso è stato martoriato in cover di qualità peggiore. Chi si è cimentato? Voce: Ed Vulliamy, giornalista al Guardian e all' Observer Chitarre: Jon Dennis, multimedia production manager e Mark Rice-Oxley, editor agli esteri Basso: Rick Peters, Food and drink sub-editor Banjo: Tim Dowling, Weekend columnist Batteria: Katrina Dixon, Guide contributor and subeditor Trombone: Pascal Wyse, multimedia editor Voci: Sarah Russell, News & Media editor Tastiere: Alan Rusbridger, editor-in-chief New e Media Il video lo trovate qui. Francesca BarcaEuropa451
La versione francese di uno dei blog di tecnologie e libertà digitali più influenti al mondo dovrà chiudere. Un post spiega le ragioni e lancia qualche ipotesi: la versione francese ha troppo combattuto ai fianco della Tunisia in rivoluzione? Contrariamente a quanto annuncia la versione spagnola resta operativa. Di ieri un post sulla versione francese di ReadWriteWeb che annuncia l'imminente chiusura della sezione francese del blog. ReadWriteWeb è un blog dedicato alle nuove tecnologie e al loro impatto sui media e sulla società. La prima versione, quella inglese, risale al 2003. Hanno seguito la francese, la spagnola, la cinese e la portoghese (nel 2009). ReadWriteWeb è stato classificato come uno dei blog più influenti al mondo da Wikio e da Technocrati. È anche noto per la presa di posizione politiche per quanto riguarda le libertà digitali e diritti dell'uomo: motivo questo di censura in Paesi come Cina, Iran e Tunisia (del prima rivoluzione). Della chiusura racconta Fabrice Epelboin, direttore (ormai ex) di ReadWriteWeb France in un post pubblicato giovedì 17 marzo sulla versione francese. Il post del direttore chiama in causa anche la versione spagnola, della quale annuncia la chiusura (notizia che avevamo ripreso anche su E451): in diversi ieri, sulla rete, hanno diffuso la notizia. ReadWriteWeb Spagna non chiude. La redazione ha spiegato in un post ( qui) che a loro la notiza non è arrivata e che continueranno a lavorare. Ad oggi il post di Epelboin resta però invariato. Da notare anche che non c'è menzione alla questione nella versione americana. Sulla prossima chiusura di RWW FranciaCosì spiega Epelboin: «Delle mail contraddittorie e poche linee da parte della casa madre per spiegare la volontà di mettere fine alle esperienze europee» a cui si è aggiunta la mancanza, sempre secondo la visione americana di un modello economico. Per questo il 22 aprile la versione francese sarà off line. Questo, secondo l'ex direttore non corrisponde al vero: la versione francese avrebbe un modello economico dettagliato, basato sulla pubblicità. Per questo Epelboin lancia un'ipotesi diversa: «La partecipazione attiva dell'edizione francese, e di molti tra i suoi autori, alla rivoluzione tunisina non sono forse motivi estranei a questa decisione. Le informazioni raccolte sul lato oscuro dell'ambiente dell'high tech, va detto, sono un po' incompatibili con una monetizzazione a mezzo pubblicità». Un timore degli autori francesi è che tutto il contenuto di ReadWriteWeb Francia venga perso: tutto resta di proprietà della casa madre (compresi i conti Facebook e Twitter), che non ha mai voluto mettere i contenuti sotto licenza Creative Commons. Per questo si sta pensando a copiare tutto in un “mirroring” alla Wikileaks. «Che si tratti di un tentativo di censura fatto da un grosso investitore della versione americana, o dal vecchi investitori che vogliono rientrare nel capitale a certe condizioni, o che si tratti della decisione strategica più stupida del momento nel mondo dei media 2.0, le conseguenze sono le stesse». Francesca Barca Europa451 Qui il post di Fabrice Epelboin. Qui la versione spagnola. Qui la versione americana. Qui la versione brasiliana. Qui la versione cinese. Sullo stesso argomento leggi: Tunisia: la censura sul Web Tunisia: il Paese in rivolta contro la crisi e la dittaturaCos'è e come funziona l'HadopiFrancia: parte l'Hadopi, ma un provider fa ostruzione Cosa significa Net Neutrality? Net Neutrality in Europa: i risultati della consultazione pubblica
Negli Stati Uniti gli immigrati clandestini non sono autorizzati ad arruolarsi come volontari nell'esercito, ma se trovano un modo di entrare l'Immigration and Naturalization Act concede loro un “patto di cittadinanza”. Ma non tutti la ottengono. La Dream Act, ancora in discussione, potrebbe essere una soluzione per naturalizzare gli immigrati. Un articolo del Wall Street Journal. Luis Lopez ha servito in Iraq e Afghanistan per dieci anni, con tanto di medaglie al valore. Ma Luis Lopez è anche un immigrato clandestino: a dicembre il sergente è stato congedato dall'esercito dopo aver fatto domanda per la cittadinanza americana. Ora, a causa della sua condizione di “illegale” il 28enne – che vive negli Stati Uniti dall'età di otto anni – non può lavorare essendo in attesa di una risposta dall'autorità per l'immigrazione, che deve decidere se concederla o se rinviarlo in Messico. Il caso di Luis Lopez riflette il complesso del Governo federale americano sulla questione degli immigrati clandestini e l'esercito: gli immigrati clandestini non sono autorizzati ad arruolarsi come volontari, ma se trovano un modo di entrare una sezione dell'Immigration and Naturalization Act concede loro un “patto di cittadinanza”. La legge sull'immigrazione del 1952 dice che gli stranieri che hanno «servito con onore» in tempo di guerra possono essere naturalizzati anche se non «godevano appieno delle caratteristiche legali di cittadini americani». La legge del 1952 è tornata agli onori delle cronache lo scorso dicembre quando il Senatore Jeff Sessions l'ha citata durante il dibattito sul Dream Act (Development, Relief and Education for Alien Minors), una proposta legislativa introdotta al Senato americano già nel 2001 e che vorrebbe dare uno statuto legale agli immigrati clandestini che permetterebbe loro di ottenere, eventualmente, la cittadinanza americana. Secondo Jeff Sessions la Dream Act «non è necessaria perché esiste già un procedimento legale che permette ai clandestini di ottenere la cittadinanza attraverso il servizio militare». Ed, effettivamente, la legge del 1952 ha permesso ad alcuni immigranti passati dall'esercito di ottenere la cittadinanza, anche se il numero non è quantificabile. Inoltre il passaggio non è obbligatorio. Juan Escalante di Seattle è entrato nell'esercito usando una falsa green card e ha servito in Iraq. Nel 2003 Escalante ha confessato di aver usato documenti falsi. Ciononostante l'esercito gli ha consentito di restare e gli ha concesso la cittadinanza. Liliana Plata di Los Angeles è un militare decorato. Nel 2008 è stata congedata dopo che l'esercito ha scoperto che aveva utilizzato il nome di un'altra persona per arruolarsi. Nel dicembre 2010 l'Autorità per l'immigrazione ha rifiutato la sua domanda di naturalizzazione. Tra il settembre 2001 e settembre 2010 63643 membri dell'esercito sono stati naturalizzati: l'agenzia per l'immigrazione non è in grado di risalire a quanti sono entrati illegalmente nel Stati Uniti. L'esercito sostiene la Dream Act e afferma che controlli più severi, negli ultimi anni, hanno reso difficile per gli immigrati irregolari entrare. «Non permettiamo, intenzionalmente, ad immigrati clandestini di arruolarsi», ha dichiarato George Wright per conto dell'esercito. «Le frodi sono molto comuni e il Governo può gestirle in diversi modi. Se non vogliono dimettere le persone ci sono dozzine di modi per evitare di farlo», dice John Quinn, un avvocato che si occupa di immigrazione a San Francisco. Qui la versione originale, più lunga e completa. fb
Il quotidiano algerino El Watan ha lanciato, in occasione del cinquantenario dell'Indipendenza dell'Algeria, una raccolta di testimonianze e documenti dalla Guerra di Liberazione. Il 5 luglio 1962, dopo otto anni di lotte contro l'esercito francese – e intestine – l'Algeria ha ottenuto l'indipendenza. Il quotidiano algerino El Watan, in occasione del cinquantenario dall'indipendenza del Paese, sta organizzando una raccolta di testimonianze del periodo. “La Guerra di Liberazione? Siete voi che potete parlarne al meglio” è un'iniziativa lanciata dal quotidiano in febbraio e che mira a raccogliere il maggior numero di documenti e testimonianze dell'epoca. «Se hai fatto parto dell'Aln (Armée de Libération Nationale), se hai conosciuto dei francesi che hanno militato per l'indipendenza, se sei stato fatto prigioniero o torturato o hai semplicemente una storia da raccontare sull'epoca... »; «Se fai parte di quelle donne che hanno contribuito attivamente alla lotta, se dei membri della tua famiglia sono morti nei combattimenti o sono spariti, se sei stata imprigionata o torturata...»: El Watan chiede, a tutti coloro che possono, di inviare la propria testimonianza, in francese o in arabo, con un recapito che permetta di verificare. Allo stesso modo l'appello riguarda anche i documenti dell'epoca (foto della Guerra e del Dopoguerra, lettere, diari, documenti amministrativi...). Si tratta, per il quotidiano, di un'operazione per l'arricchimento della memoria collettiva del Paese. Qui l'iniziativa. Francesca Barca Europa451
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