Europa451, laboratorio di giornalismo transnazionale e europeo


 
Il 2 maggio scorso Google ha depositato un  brevetto che permette di controllare i messaggi di posta degli utenti nel momento in cui li compongono e inviare un allert a chi ha predisposto il meccanismo, sia esso un privato o un pubblico.     

Google ha depositato un brevetto che permette di controllare la posta elettronica degli utenti. Se, scrivendo una mail, si scrivono frasi o parole che violano una determinata regola, sia essa pubblica o privata, la persona o l'ente o l'azienda che ha predisposto il meccanismo riceverà un'allert.   

Il meccanismo si chiama "Policy Violation Checker" e funziona come gli Adsense, gli annunci pubblicari dinamici che siamo abituati a vedere, ad esempio, nel nostro account Gmail e che si autocompongono a seconda del tipo di mail che stiamo scrivendo.   

Il primo a parlare di questo brevetto è stato il sito slashdot, seguito poi da un articolo dell'Huffigton Post

Entrambi mettono in luce le possibili conseguenze di una tale tipo di meccanismo, che può essere utilizzato dai datori di lavoro, o dai Governi.   

fb - Europa451
 
 
Picture
Foto: rockcohen/Flickr
Kosmopolito è un blog scritto a più mani che si occupa di tematiche europee e transnazionali. Venerdì scorso ha pubblicato una guida dove spiega come funziona il giornalismo europeo di coloro che non hanno voglia di capire come funziona l'Ue né la sua complessità. Si tratta di venti punti, divertenti, dove ritroviamo molto di quello che leggiamo e, a volte, scriviamo. 

  1. Non sei sicuro di conoscere bene il funzionamento dell'Ue o delle sue istituzioni? Basta scrivere “Bruxelles”. 
  2. La Germania è percepita, in generale, come uno stato che ha un ruolo importante nelle politiche europee. Per questo i giornalisti sanno cosa devono scrivere: se la Germania è attiva in un ambito, basta sottolineare “l'egemonia tedesca”. Se lavorate per un giornale inglese aggiungete un riferimenti, seppur sottile, alla guerra. Se la Germania, al contrario, è assente da un ambito politico basta scrivere che ha abbandonato l'Ue e adottato, in maniera chiara, una strategia unilaterale. Anche in questo caso, se lavorate per un giornale inglese, il riferimento alla strategia sulla guerra ci sta. 
  3. Hai trovato un breve riferimento in un documento a proposito del tuo paese? Si tratta chiaramente di un piano malefico per minare la democrazia.
  4. Come regola generale: non è necessario fare delle distinzioni tra le diverse istituzioni e organizzazioni europee. In fondo a chi importa se si tratta del Consiglio d'Europa, del Consiglio dell'Unione europea, del Consiglio europeo, della Commissione europea, della Corte di Giustizia dell'Ue o della Corte europea dei diritti umani? Basta scrivere qualcosa su questi “eurocrati” (giudici europei stranieri e/o non eletti) che si permettono di interferire con il tuo amato paese. 
  5. Sei a Bruxelles e lo stesso giorno ci sono più eventi in contemporanea? Si tratta di un chiaro segno del fatto che l'Ue non si occupa dei soggetti veramente importanti (che sono quelli che tu stai seguendo, ovviamente). 
  6. Non sai cosa sta succedendo esattamente nell'Ue? Mica disturbarti a fare una telefonata a Bruxelles. Basta riprendere un vecchio argomento, magari di sei mesi fa. E sei sei ambizioso basta prendere la brochure di un partito o chiamarne direttamente l'ufficio stampa. 
  7. Hai trovato un'opinione o un dichiarazione “discutibile” di un deputato europeo? Basta iniziare l'articolo con “L'Ue prevede di”, o “Il Paese X vuole”. E ovviamente il deputato deve essere definito “influente”. 
  8. I fatti sono sopravalutati. Non perdere tempo ad andare a controllare i  documenti originali delle istituzioni europee. Non c'è bisogno di capire i libri bianchi, i verdi, i rapporti, le direttive o i regolamenti. Basta parlare delle idee dei “burocrati” europei. E se hai una buona idea su un argomento europeo non lasciare certo che i fatti la distruggano: in ogni caso nessuno verrà a verificare, perché l'Ue è noiosa e pericolosa. Inoltre, l'idea generale è che l'Ue produce dei regolamenti inutili e burocratici. 
  9. Usa il termine “burocrati europei” o “burocrati di Bruxelles”. O, se sei veramente pigro, basta “eurocrati”. A questo aggiungi: “non eletti”, “irresponsabili”, “corrotti”, “strapagati”, “privilegiati” e “pigri”. A questa lista, inoltre, puoi aggiungere quello che ti sembra manchi. Puoi anche parlare di “ufficiale europeo” o di “rappresentate” europeo, sopratutto se segui la regola numero quattro. 
  10. Non citare il fatto che i ministri possono avere un diritto di veto sulla politica europea. Parla di come la politica europea distrugge la sovranità nazionale. 
  11. Pensi che l'Ue sia troppo complicata e che tutto richieda troppo tempo? Semplice: basta spiegare, specie durante un summit, che un paese ha vinto e uno a perso. È la vita. È l'Ue. Più semplice di così. 
  12. Un buon titolo è indispensabile. Cerca sempre il buon attacco o il riferimento agli “eurocrati” o “all'impero”. La lotta, tanto, sempre tra “eurofili” e “euroscettici”. Non dimenticarlo. 
  13. I simboli sono più importanti della sostanza: ipezzi su cosa le persone hanno mangiato a colazione o a cena, le bandiere o gli inni, per esempio. E metti insieme, sempre, le storie personali dei leader europei con i pregiudizi nazionali. Sarai sorpreso, ma funziona sempre 
  14. I finanziamenti europei sono sempre delle storie interessanti. C'è la corruzione, lo spreco, i progetti originali. Ciononostante non parlare del fatto che i progetti hanno bisogno di essere co-finanziati. E non dare esempi positivi, rovinerebbero l'impatto della storia. In ogni caso il denaro europeo è qualcosa di cattivo. E, soprattuto, non cercare di spiegare perché esistono questi finanziamenti europei. 
  15. Il budget dell'Ue, così come le sue negoziazioni, sono un'ottima opportunità per i giornalisti pigri: puoi scrivere sul fatto che la contabilità dell'Ue non è stata convalidata in anni (senza parlare delle regole di audit), o su tutto il denaro che il tuo paese ha dato all'Ue (senza dire cosa ha ricevuto in cambio). E non fare l'errore mettere un link verso un calcolo ufficiale di costi e benefici. Se esiste è falso e, in generale, si tratta di un complotto. Usa piuttosto la citazione di un altro giornale o di un  think tank. E non fare domande su cosa l'Ue può fare con quelle somme. Parti, insomma, dal principio che Bruxelles spreca il denaro che riceve. E che le negoziazioni di budget sono come i summit: vedi il punto 11. E non dimenticare: non esiste un “interesse europeo”. 
  16. “Mercato unico” significa “concorrenza”. E questo può includere delle società straniere che vincono degli appalti  nel tuo paese. Se succede concentrati sull'aspetto “straniero” di queste società e parla di corruzione e del numero di posti di lavoro persi, non di quelli creati. Se sei un giornalista pigro e ambizioso parla anche delle regole europee, fatte per distruggere l'economia locale. 
  17. Non stancarti per imparare una lingua straniera, non serve nel giornalismo europeo. Tanto ci sono le agenzie stampa tradizionali. 
  18. 18. Iscriviti a tutti i think tanks e associazioni professionali che sono ritenuti importanti dai tuoi colleghi. Ogni tanto scrivi (o copia-incolla) un articolo. E non mettere dei link alle tue fonti. 
  19. Il contesto è sopravalutato. I titoli sono più importanti. Usa solo la migliore citazione, tanto il contesto non serve. Se hai bisogno di una buona citazione, ma è della settimana scorsa, usala ugualmente: non serve controllare se la situazione si è evoluta. 
  20. Un errore da novizio consiste nel discutere con coloro che criticano il tuo lavoro o che sono dalla parte opposta. Quindi non farlo. 

L'articolo viene dagli amici di Kosmopolito, qui. Su Twitter li trovate qui. La traduzione è nostra. 
Una versione in francese, tradotta da Fabrice Pozzoli-Montenay, è disponibile sul sito dell'Aje

 
 
Picture
Foto: Adriano Gasparri/Flickr
Una fotografia piuttosto precisa della nostra vita privata può essere composta utilizzando una serie di dati ormai di pubblico dominio, sopratutto grazie alla diffusione dei social media. Una ricerca di Alessandro Acquisti ha dimostrato come le foto sui social network possono essere usate per trovare moltissime informazioni. E non tutte vere. 

Una fotografia piuttosto precisa della nostra vita privata può essere composta utilizzando una serie di dati ormai di pubblico dominio, sopratutto grazie alla diffusione dei social media. Ma quanto è accurata questa foto? Nel luglio scorso a Las Vegas, durante una conferenza sulla sicurezza in Rete, Alessandro Acquisti, un professore di tecnologia e politica alla Carnegie Mellon University ha dimostrato come la foto di una persona può essere usata per trovare la sua data di nascita, il numero di previdenza sociale e tante altre informazioni, usando il riconoscimento facciale, cioè senza contare le altre tecniche di estrazione dati. Secondo Acquisti nel futuro tutta questa serie di informazioni potranno essere usate per pregiudicare a vari livelli le persone: Internet potrebbe diventare un posto dove chiunque sa chi sei.

Tutti sanno chi sei, ma non tutto è corretto
Oltre alle ovvie preoccupazioni rispetto al fatto che degli sconosciuti possono sapere delle cose su nostro conto, Acquisti solleva il problema su quello che succederà quando la tecnologia commetterà degli errori. «Siamo abituati a fare grosse estrapolazioni a partire da dati anche deboli. È impossibile opporsi a questa cosa, perché è nella nostra natura».

Alcune compagnie hanno già iniziato ad utilizzare i social media per rintracciare la reputazione di qualcuno. La californiana Social Intelligence fa degli screening di questo tipo dei suoi possibili impiegati per scoprire se hanno mai fatto affermazioni razziste o se sono apparsi su foto sessualmente esplicite; altre, come Klout, controllano il livello di “influenza digitale” dei loro impiegati permettendo forme di pubblicità e premi per quelli meglio “piazzati”.


Acquisti mostra anche il “tranello” dato dal fatto che ci si fida troppo dei dati che provengono dai social media. A questo scopo è stato realizzato un esperimento utilizzando una squadra di volontari e un programma di riconoscimento facciale, PittPatt (ora di Google). Tramite le foto si è risaliti al profilo Facebook, il quale spesso fornisce il nome vero, così come molte altre informazioni personali. L'equipe ha anche creato il prototipo di un'applicazione per smartphone che permettesse di compiere l'intera operazione.

Tramite questo esperimento il team di Acquisti è stato capace di ottenere l'esatto profilo di un terzo dei volontari. Il 70% delle volte sono stati in grado di prevedere correntemente gli interessi del soggetto, mentre nel 16% dei casi sono riusciti a trovare i primi cinque numeri di previdenza sociale dei soggetti. Ma questo significa anche che nei due terzi dei casi non sono stati in grado di identificare correttamente le persone. E, persino per coloro i cui dati erano corretti, nel 25% dei casi c'erano errori nell'identificazione degli interessi, mentre per l'80% c'erano errori sul numero di previdenza sociale.


Acquisti prevede che le tecniche di riconoscimento facciale miglioreranno nei prossimi anni, e si chiede cosa succederà una volta che queste saranno considerate abbastanza buone da potercisi fidare la maggior parte delle volte: «Diventerà un incubo per coloro che saranno vittima di errori» perché, continua, «non c'è nulla che noi, come individui, possiamo controllare». La grande questione è, secondo Acquisti, «come le nostre società gestiranno questa quantità di dati?».

Qui l'articolo completo di Technology Review

fb
Europa451

Sullo stesso argomento leggi: 
Cosa significa Net Neutrality?
Net Neutrality in Europa: i risultati della consultazione pubblica
La neutralità della rete arriva in Europa 
Europa451 al Forum China-Europa
Usa: una proposta di legge per spegnere Internet (in caso di emergenza)
Commotion: Internet senza fili, anonimo e criptato
E-g8: per un Internet civilizzato
Ue: una proposta per una Schengen virtuale?
Respect my Net: un sito denuncia le violazioni alla Neutralità della Rete
 
 
Un sondaggio pubblicato giovedì 13 ottobre nell'edizione belga di Paris Match dice che in Belgio il 43% dei cittadini pensa che il nazismo avesse idee interessanti. 

Quasi un belga su due (il 43%) sostiene che il nazismo “aveva delle idee interessanti; mentre per il 44% si stratta di “un'ideologia che va rifiutata in blocco”. Chi difende il nazismo, secondo il sondaggio, lo fa soprattutto mettendo in avanti le tesi economiche e nazionaliste. 

I belgi ritengono di essere informati su cosa fossa questa ideologia: il 13% dice di “essere molto ben informato”, mentre il 58% di dice “piuttosto ben informato”. 

Per quanto riguarda i più giovani la percentuale scende: più della metà di coloro al di sotto di 25 non sanno che l'antisemitismo era alla base dell'ideologia, mentre solo il 26% sa che la razza ariana era alla base delle teorie nazionalsocialiste. 

Lo dice un sondaggio pubblicato giovedì 13 ottobre nell'edizione belga di Paris Match riportato dal francese Nouvel Observateur. L'inchiesta è stata realizzata tra il 7 e il 9 ottobre su un campione di mille cittadini, presi in proporzione tra fiamminghi e francofoni, con un'età superiore ai 16 anni. Il sondaggio è stato realizzato dall'Istituto Dedicated Research

fb
Europa451

Sullo stesso argomento leggi:
 
 
Picture
Foto: Margaret Taylor2010/flicr
La Chiesa greca ha pagato 2,5 milioni di euro di tasse nel 2010 ed è diventata imponibile per la prima volta all'indomani della crisi economica che ha travolto il paese lo scorso anno. 

Il sito di informazione ecclesiastica amen.gr ha pubblicato un comunicato dove informa sull'ammontare delle tasse pagate dalla Chiesa greca: 2,5 milioni di euro per il 2010, di cui 1,02 milioni di tassa immobiliare e 1,4 su redditi. 

«Molti insinuano dubbi sulla partecipazione della Chiesa agli sforzi per uscire dalla crisi: dimostriamo che le istituzioni ecclesiastiche pagano regolarmente le loro tasse», si legge sul sito. La pubblicazione arriva all'indomani di una polemica tra lo Stato e la Chiesa greca, relativa a un ulteriore prelievo sul suo patrimonio immobiliare.

La Chiesa greca è diventata imponibile per la prima volta nel 2010, all'inizio della crisi economica. 

Si calcola che tassando il patrimonio immobiliare Vaticano, quindi solamente dall'Ici, si potrebbero recuperare 2 miliardi di euro. 

Il caso spagnolo

In Spagna la Chiesa Cattolica ha goduto di esenzioni fiscali per molti anni: non pagava l'Iva e le imposte sugli immobili. 
Dal 1989, la Commissione europea ha iniziato a fare pressioni sul Governo spagnolo: ora la Chiesa è stata, giuridicamente equiparata a una fondazione e paga l'Iva sui servizi che fornisce. 
Europa451

Sullo stesso argomento leggi:
Francia: gli animalisti contro la macellazione rituale
Danimarca: Topless per integrare gli immigrati
La bandiera europa? Crisitiana, anzi mariana
L'Europa non sa se è cattolica? Sicuramente è anti-musulmana
Se il fast-food diventa halal
Italia: il Pd propone il crocifisso obbligatorio

 
 
Il processo all'ex dittatore tunisino che si è concluso a Tunisi è prematuro? Un'editorialista del Quotien Jurassien lancia l'idea che per fare un processo bisognerebbe aspettare una riforma della giustizia. 

Lunedì si è aperto in Tunisia il processo in contumacia a Ben Alì e a sua moglie Leila, che ha condannato l'ex dittatore a 35 anni di carcere a al pagamento di 91 milioni di dinari (circa 45 milioni di euro). L'ex Presidente non era presente: Ben Alì si trova, infatti, dal gennaio scorso, dopo le rivolte che lo hanno fatto cadere, a Gedda, in Arabia Saudita. 
Pierre-André Chapatte, giornalista del giornale svizzero Le Quotien Jurassien, lancia l'idea che il processo all'ex dittatore sia prematuro. Perché? 
«Prima di tutto perché gli accusati sono in salvo in Arabia Saudita e le autorità del Paese non hanno mai risposto né al mandato di estradizione, né al mandato di arresto internazionale che pende sulla testa dell'ex presidente (…). Senza la presenza degli imputati questo processo non potrà mai soddisfare l'esigenza di giustizia dei tunisini. Questo processo è prematuro perché, sei medi dopo l'inizio delle contestazioni, la Tunisia non ha ancora ristabilito lo Stato di diritto. La giustizia, che era sottoposta al potere esecutivo, deve essere riformata per poter essere indipendente», sostiene Chapatte. E questo avverrà solo con la nuova Costituzione. Ma le elezioni dell'Assemblea Costituente che deve redigerla sono appena state rimandate al 23 ottobre prossimo. 
“Su un processo in questa fasi di transizione politica pesa un doppio dubbio: quello del Governo provvisorio di voler dare una prova a una popolazione che non vede ancora arrivare i frutti della Rivoluzione e quello delle elite del vecchio regime ancora al potere che vogliono chiudere con il passato”, conclude. 

Qui l'articolo originale in francese. 

fb
Europa451

Sullo stesso argomento leggi:Tunisia: la censura sul Web
Tunisia: il Paese in rivolta contro la crisi e la dittatura
Up‐date Tunisia: ancora morti negli scontri
Almeno 50 morti negli scontri in Tunisia
La rivoluzione tunisina in un cortometraggio
La Tunisia richiama i suoi riservisti
I love Tunisia: una campagna per rilanciare il Turismo

 
 
Picture
Net Neutrality News Tag Cloud (Foto: SeanWF/Flickr)
A fine maggio una commissione del Senato americano ha approvato una legge per proteggere le opere depositate sotto brevetto. Se approvata obbligherebbe gli Internet provider, i motori di ricerca e gli attori della Rete a oscurare i siti che contengono file illegali per il download. Un articolo de Le Figaro.
 
A fine maggio una commissione del Senato americano ha approvato una legge per proteggere le opere depositate sotto brevetto o che sono sotto diritto d'autore. Il progetto di legge si chiama Protect Ip Act e dovrebbe, nelle intenzioni dei legislatori, permettere al Ministero della Giustizia di chiedere un'ordinanza ai tribunali per rendere invisibili, su Internet, siti che propongono il download di file illegali, riporta Le Figaro. Questo provvedimento toccherebbe tutti i siti, anche quelli basati all'estero e tutti gli attori di Internet sarebbero obbligati a collaborare: gli Internet provider dovranno bloccare le connessioni verso siti giudicati illegali, i motori di ricerca eliminarli dal referenziamento, i servizi a pagamento sulla Rete e le regie pubblicitarie potrebbero dover togliere i loro link, nel caso ne avessero. Le industrie dell'entretainement hanno scritto al Senato chiedendo che la legge venga applicata al più presto, e la Universal Music ha salutato il testo come un “nuovo strumento per bloccare i criminali della contraffazione”. In molti si sono schierati contro, tra i cui il Presidente esecutivo di Google,  Eric Schmidt: “Bloccare l'accesso a un sito sembra una soluzione attraente, ma stabilisce un precedente disastroso”. Schmidt ha affermato che Google non lo applicherà, perché con una legge del genere il paese “diventerebbe la China”. 

Per leggere l'articolo completo clicca qui

Sullo stesso argomento:
Cosa significa Net Neutrality?
Net Neutrality in Europa: i risultati della consultazione pubblica
Per il Parlamento europeo l'Acta è un passo nella giusta direzione
Internet: ancora forte il divario tra Nord e Sud Europa
Parlamento europeo: approvato il Rapporto Gallo
Il Rapporto Gallo al Parlamento europeo: l'ombra dell'Acta sull'UE
L'Internet a banda larga: un diritto fondamentale (in Francia)
La neutralità della rete arriva in Europa 
Acta: ecco il testo pubblicato
Usa: una proposta di legge per spegnere Internet (in caso di emergenza)
Cos'è e come funziona l'Hadopi
 
 
Picture
Un'applicazione per Iphone e Ipad pensata per i contenuti "lunghi", che sul web faticano ancora a trovare spazio. The Atavist spiegata dal New York Times. 

Evan Ratliff, giornalista free-lance di Wired, nel 2009 iniziò a pensare ad un sito che fosse più adatto ad articoli lunghi ma che, allo stesso tempo, fosse facilmente consultabile su supporti come Iphone e Ipad. «Nella Rete c'è uno spazio infinito, ma in qualche modo questo non ha prodotto uno spazio per i contenuti lunghi», dice. Parlandone con Jefferson Rabb, un programmatore e web designer specializzato in siti per libri è venuta fuori un'idea, o meglio, un'applicazione: The Atavist, che permette di leggere lunghi contenuti, spesso abbinati a contenuti digitali (video, post-cast, foto...). Nelle intenzioni degli ideatori, The Atavist permette di leggere un pezzo comodamente dall'Ipad, ma anche di ascoltarlo mentre si è in metropolitana. Al momento, secondo il New York Times, l'applicazione è già stata scaricata più di 40mila volte. Come si finanzia? I giornalisti hanno una copertura delle spese per la scrittura dei loro pezzi, e poi hanno una percentuale ogni volta che qualcuno scarica il loro articolo. Il costo? 2,99$ per Ipad e 1,99$ per Iphone. «Grazie all'esperienza di lettura permessa dall'Ipad e da altri supporti simili, c'è un momento di rinascita per i pezzi lunghi in applicazioni come The Atavist», commenta il New York Times. 


Qui l'articolo completo. 
Qui il sito di The Atavist. 

fb
Europa451
 
 
Picture
Un fotogramma del video della redazione del Guardian durante la registrazione.
Se i Radiohead si improvvisano giornalisti, lo staff del Guardian si lancia nella musica. Con una cover di Creep a cui ha partecipato la redazione. 

I Radiohead, per lanciare l'uscita del loro ultimo album, The King of Limbs, hanno pensato di far uscire un vero e proprio giornale, The Universal Sigh, che sarà distribuito ai fan. Inoltre, per chi fosse interessato, hanno anche progettato a una versione “newspaper” del loro ultimo album che, invece sarà venduta a 30 sterline. 

Lo staff del Guardian, sentitosi chiamato in causa, ha pensato di dover dare una risposta: «Se i Radiohead hanno veramente intezione di pubblicare un giornale per l'uscita del loro album, il Guardian non dovrebbe rispondere? Se una band entra, in modo così “sconsiderato”, l'area di competenza del Guardian, il giornale non dovrebbe fare lo stesso?». 

Se inizialmente l'idea era di fare un intero Cd – troppo complicato e lungo – i giornalisti hanno optato per una cover di Creep (1993). E il risultato è assolutamente piacevole, soprattuto per un pezzo che spesso è stato martoriato in cover di qualità peggiore. 

Chi si è cimentato?
Voce: Ed Vulliamy, giornalista al Guardian e all' Observer
Chitarre: Jon Dennis, multimedia production manager e  Mark Rice-Oxley, editor agli esteri
Basso: Rick Peters, Food and drink sub-editor
Banjo: Tim Dowling, Weekend columnist
Batteria: Katrina Dixon, Guide contributor and subeditor
Trombone: Pascal Wyse, multimedia editor
Voci: Sarah Russell, News & Media editor
Tastiere: Alan Rusbridger, editor-in-chief New e Media

Il video lo trovate qui


Francesca Barca
Europa451
 
 
Picture
Il quotidiano francese Le Monde ha intervistato Christian Hernandez, direttore dello sviluppo internazionale del famoso social network: 
«La nostra visione a termine è che Facebook diventi una piattaforma sociale che sottointende l'insieme dei servizi, ovunque su Internet». 


Facebook ha organizzato, martedì 29 marzo, il primo di una serie di incontri con programmatori web a Parigi. Si tratta di un'operazione rivolta sia alle grandi imprese che vogliono lanciarsi nel social, sia alle start up che si occupano di social web. Il quotidiano francese Le Monde ha intervistato Christian Hernandez, direttore dello sviluppo internazionale di Facebook. Alla domanda: «Quali servizi si potranno trovare sul Facebook di domani?»

«La nostra visione a termine è che Facebook diventi una piattaforma sociale che sottointende l'insieme dei servizi, ovunque su Internet. Il New York Times ha constatato che i lettori che entrano sul suo sito via Facebook leggono più articolo, ed è logico. Se leggete un articolo sulla crisi in Libia perché un amico lo ha “raccomandato”, questo ha già un peso “emozionale”. Se, una volta che siete sul sito del New York Times, vedete che altri amici raccomandano altre letture sarete più stimolati a cliccare su quelli.  Abbiamo 500 milioni di utilizzatori e 900 milioni di oggetti – pagine, gruppi, eventi... – nel nostro “ambiente sociale”. Ed è anche questa la bellezza del social web: le possibilità d'interazione sono infinite. Per esempio: se siete un fan di Tom Jones e avete fatto un “like”, troverete dei servizi che informano quando l'artista è di passaggio nella tua città e che vi propongono di acquistare dei biglietti del concerto». 
Qui l'intervista completa a Christian Hernandez. 

Sullo stesso argomento leggi: 
Cosa significa Net Neutrality?
Net Neutrality in Europa: i risultati della consultazione pubblica
Per il Parlamento europeo l'Acta è un passo nella giusta direzione
Internet: ancora forte il divario tra Nord e Sud Europa
Francia: il decreto "anti-Free" è arrivato
Hadopi: arriva il software anti-download
Francia: parte l'Hadopi, ma un provider fa ostruzione
Parlamento europeo: approvato il Rapporto Gallo
Il Rapporto Gallo al Parlamento europeo: l'ombra dell'Acta sull'UE
L'Internet a banda larga: un diritto fondamentale (in Francia)
La neutralità della rete arriva in Europa 
Acta: ecco il testo pubblicato
Europa451 al Forum China-Europa
Usa: una proposta di legge per spegnere Internet (in caso di emergenza)
 


Create a free website with Weebly